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22 Maggio 2026
22 Maggio 2026

Ddl Mare: cosa cambia per nautica e attività subacquee con la nuova legge

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Ddl Mare: cosa cambia per nautica e attività subacquee con la nuova legge

C’è un filo blu che attraversa la nuova Legge 7 maggio 2026, n. 70: l’idea che il mare non sia più soltanto un settore da regolamentare, ma un sistema economico e amministrativo da riorganizzare nel suo insieme. È questo lo spirito della cosiddetta “Valorizzazione della risorsa mare”, un intervento che tocca governance, nautica da diporto, attività subacquee e pianificazione strategica.

Una legge che non si limita a ritoccare norme esistenti, ma prova a ridisegnare il rapporto tra Stato e mare, con un obiettivo dichiarato: semplificare, coordinare e rendere più leggibile un settore storicamente frammentato.

Una cabina di regia più forte per le politiche del mare

Al centro del nuovo impianto resta il rafforzamento del coordinamento istituzionale. Il Comitato interministeriale per le politiche del mare (CIPOM) assume un ruolo più strutturato nella definizione delle strategie nazionali, mentre il Piano del mare cambia passo: non più una programmazione su base triennale, ma quadriennale.

Un orizzonte più ampio che punta a dare maggiore continuità alle politiche marittime, in un settore dove la frammentazione delle competenze ha spesso rallentato l’attuazione degli interventi. Dentro questa cornice, il mare entra ancora più chiaramente tra le leve dello sviluppo economico, con un’attenzione esplicita alla blue economy e al sistema portuale.

Nautica da diporto: meno passaggi, più flessibilità operativa

È nella nautica da diporto che la legge mostra uno dei suoi impatti più concreti. Il principio è semplice: rendere più fluido l’utilizzo delle unità anche in chiave commerciale, senza moltiplicare gli adempimenti. La legge interviene sul Codice della nautica chiarendo e ampliando le attività consentite a bordo quando l’imbarcazione viene impiegata professionalmente.

Locazione, noleggio, insegnamento della navigazione, supporto ai centri diving, assistenza all’ormeggio e attività itineranti di somministrazione o commercio: un ventaglio di utilizzi che viene ricondotto a un quadro più ordinato, purché tutto sia correttamente registrato nell’Archivio telematico centrale delle unità da diporto.

Il punto chiave è proprio questo: la commercialità non viene compressa, ma tracciata. L’idea è quella di un sistema più trasparente, in cui le attività a bordo non restano in una zona grigia, ma trovano una loro collocazione formale.

Il nodo delle sanzioni: regole più chiare, meno ambiguità

Accanto alla semplificazione, arriva anche una definizione più puntuale delle sanzioni. Chi utilizza un’unità da diporto per attività commerciali senza le dovute annotazioni o fuori dai casi consentiti rischia sanzioni amministrative significative e, nei casi più gravi legati al trasporto a pagamento non regolare, anche la sospensione della patente nautica. Un impianto che punta meno alla discrezionalità e più alla chiarezza: meno interpretazioni, più regole scritte.

Subacquea ricreativa: un settore che esce dalla frammentazione

Un altro capitolo importante riguarda il mondo del diving e delle attività subacquee ricreative. Per la prima volta viene delineato un quadro organico per centri immersione, istruttori e guide subacquee. Una regolazione che interviene su requisiti, ruoli e responsabilità, con l’obiettivo di uniformare un settore che finora si era sviluppato in modo disomogeneo sul territorio. Restano fuori dal perimetro le attività agonistiche, scientifiche e di protezione civile, ma per il comparto turistico e ricreativo cambia la logica: meno auto-regolazione, più standard condivisi.

Uno sguardo più lungo sul mare italiano

Sul piano strategico, la legge introduce anche una visione più ampia della proiezione marittima italiana, aggiornando i riferimenti alla gestione delle aree oltre il mare territoriale e rafforzando l’impostazione complessiva della politica del mare come politica economica nazionale. Non un dettaglio tecnico, ma un cambio di prospettiva: il mare viene trattato sempre più come infrastruttura strategica, non solo come spazio da disciplinare.

Una riforma “di sistema”

Nel complesso, la sensazione è quella di una legge che prova a mettere ordine più che a introdurre singole novità spot. Governance, digitalizzazione, semplificazione e tracciabilità diventano le quattro direttrici principali. Per la nautica da diporto, il messaggio è chiaro: più spazio all’attività economica, ma dentro un perimetro amministrativo più definito. Una riforma che non cambia la rotta del settore, ma cerca di renderla più leggibile.

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