Dal divieto di alcune confezioni monouso in plastica ai limiti per i Pfas negli imballaggi alimentari: il nuovo regolamento europeo entra nella fase di applicazione. La stretta sarà progressiva e raggiungerà il suo punto più incisivo dal 2030.
La stretta europea sugli imballaggi è ufficialmente partita. Da mercoledì 12 agosto, in tutti i 27 Paesi dell’Unione europea si applicano le prime disposizioni del nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il cosiddetto Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Il regolamento è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e sostituisce la precedente direttiva europea sugli imballaggi, risalente al 1994.
Non si tratta, però, di un’immediata rivoluzione nei supermercati, nei bar o negli hotel. Il nuovo quadro normativo è costruito per tappe: i primi obblighi sono già applicabili, mentre le restrizioni più incisive scatteranno soprattutto dal 2030.
Pfas, tracciabilità ed etichettatura
Tra le novità già operative dal 12 agosto c’è il primo limite armonizzato alla presenza dei Pfas, le sostanze per- e polifluoroalchiliche spesso definite “inquinanti eterni”, negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti.
Il regolamento fissa soglie precise: 25 parti per miliardo per ogni Pfas sottoposto ad analisi mirata, 250 parti per miliardo per la somma dei Pfas interessati e 50 parti per milione per i Pfas complessivi, comprese le forme polimeriche.
Il nuovo regolamento introduce inoltre definizioni comuni di fabbricante e produttore e rafforza gli obblighi di informazione e tracciabilità, con l’obiettivo di rendere più semplice individuare gli operatori responsabili degli imballaggi.
Per i consumatori la novità più evidente arriverà invece dal 12 agosto 2028, quando è prevista l’introduzione di un sistema armonizzato di etichettatura con informazioni sui materiali che compongono gli imballaggi, pensato per facilitare la corretta raccolta differenziata.
Dal 2030 la vera stretta
Il passaggio più significativo è fissato al 1° gennaio 2030, quando entreranno in vigore diverse restrizioni sull’utilizzo di determinati formati di imballaggio monouso in plastica.
Tra quelli interessati figurano le confezioni monouso per condimenti, conserve, salse, creme per il caffè, zucchero e altri condimenti utilizzate nel settore della ristorazione, oltre agli imballaggi monouso per cosmetici, prodotti per l’igiene e articoli da toilette destinati alle singole prenotazioni nelle strutture ricettive, come le piccole confezioni di shampoo e creme.
La stretta riguarderà anche gli imballaggi monouso in plastica per frutta e verdura fresca preconfezionata sotto 1,5 chilogrammi, con alcune possibili deroghe motivate da esigenze specifiche, e quelli per alimenti e bevande riempiti e consumati all’interno del settore Horeca.
Per alcune categorie di microimprese sono previste deroghe, in particolare quando sia dimostrata l’impossibilità tecnica di fare a meno di determinati imballaggi o di accedere alle infrastrutture necessarie per sistemi di riutilizzo.
Sempre dal 2030, gli operatori che riempiono imballaggi multipli, per il trasporto o per il commercio elettronico dovranno inoltre garantire che lo spazio vuoto non superi il 50% del volume dell’imballaggio, secondo la metodologia che sarà definita dalla Commissione europea.
Meno rifiuti e più imballaggi riciclabili
Il regolamento stabilisce anche obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti da imballaggio: 5% entro il 2030, 10% entro il 2035 e 15% entro il 2040, prendendo come riferimento i livelli del 2018.
Dal 2030 entrerà inoltre in gioco il requisito generale della riciclabilità degli imballaggi, accompagnato da classi di prestazione che consentiranno di valutarne la riciclabilità. Il quadro diventerà ancora più severo negli anni successivi.
Gli Stati membri dovranno poi rafforzare la raccolta e il riciclo. Entro il 2030 dovrà essere raggiunto, per gli imballaggi, un tasso di riciclaggio del 70% negli Stati che non hanno ancora conseguito tale livello, mentre dal 2029 dovranno essere promossi sistemi di deposito e restituzione per determinati contenitori monouso per bevande in plastica o metallo.
Una transizione destinata a durare
Il Ppwr non introduce quindi un unico “giorno del divieto” degli imballaggi usa e getta. La trasformazione sarà progressiva e si svilupperà nell’arco di diversi anni, con scadenze differenti per produttori, distributori, Stati membri e consumatori.
Per le disposizioni applicabili dal 12 agosto, inoltre, il regolamento non prevede immediatamente un sistema sanzionatorio uniforme a livello europeo: saranno gli Stati membri a stabilire le norme nazionali sulle sanzioni e sulle modalità di applicazione entro il febbraio 2027.
L’obiettivo finale è ridurre la quantità complessiva di rifiuti prodotti, aumentare il riutilizzo e rendere gli imballaggi più facilmente riciclabili. Una transizione che, per cittadini e imprese, sarà quindi visibile soprattutto nei prossimi quattro anni, quando entreranno in vigore le misure più incisive.












