Nuove procedure per le domande di asilo, maggiori controlli alle frontiere e modifiche alle regole sul trattenimento dei richiedenti protezione internazionale. È entrata in vigore il 9 agosto la legge 7 agosto 2026, n. 145, che ha convertito il decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, dedicato alla giustizia e alla prima attuazione italiana del Patto Ue su migrazione e asilo. Un provvedimento che incrocia sicurezza, gestione delle frontiere e garanzie per chi chiede protezione.
La legge arriva in una fase di cambiamento dell’intero sistema europeo dell’asilo. Dal 12 giugno 2026 è infatti diventato operativo il nuovo quadro del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, adottato dall’Unione nel 2024. Il decreto italiano interviene per adeguare le procedure nazionali alle nuove regole europee, ma rappresenta soltanto una prima fase: il Governo ha previsto ulteriori interventi legislativi per completare l’adeguamento dell’ordinamento.
Domande di asilo: cambiano tempi e procedure
Una delle novità riguarda chi presenta una domanda di protezione internazionale.
La legge modifica la disciplina relativa alla documentazione rilasciata al richiedente e alla dichiarazione del domicilio o della residenza, che deve essere effettuata contestualmente alla registrazione della domanda. Cambia anche il periodo che deve trascorrere prima che il richiedente possa accedere al lavoro: da 60 a 90 giorni dalla formalizzazione della domanda.
Si tratta di un cambiamento concreto nella vita di chi attende una decisione sulla propria richiesta di protezione. Il diritto a lavorare non viene eliminato, ma viene spostato in avanti rispetto alla disciplina precedente.
Procedure accelerate alla frontiera
Un altro punto centrale riguarda le procedure di frontiera.
Il nuovo sistema europeo punta a distinguere più rapidamente le domande che possono essere esaminate attraverso procedure accelerate, con l’obiettivo di arrivare in tempi più brevi a una decisione nei casi previsti dalla normativa. Il decreto italiano rende obbligatorio il ricorso alla procedura di frontiera nelle ipotesi stabilite dalla nuova disciplina europea e fissa termini entro i quali la procedura deve essere conclusa.
Il principio alla base è quello dello screening alle frontiere: identificare le persone, raccogliere le informazioni necessarie e stabilire rapidamente quale procedura debba essere applicata alla domanda di protezione.
La velocità, tuttavia, deve confrontarsi con un’altra esigenza: il richiedente deve poter esercitare il proprio diritto di presentare la domanda e di contestare una decisione negativa attraverso gli strumenti previsti dalla legge.
Il trattenimento: più strutture, ma non in base alla nazionalità
Il decreto interviene anche sul trattenimento dei richiedenti protezione internazionale.
Una novità significativa è il divieto di fondare il trattenimento esclusivamente sulla nazionalità della persona. Parallelamente, vengono ampliate le strutture nelle quali può essere disposto il trattenimento, comprese quelle collocate nelle zone di frontiera.
Il trattenimento non equivale a una condanna penale: è una misura amministrativa sottoposta a controllo giudiziario e deve rispettare le condizioni previste dalla normativa italiana ed europea.
Proprio perché incide sulla libertà personale, questo è uno dei terreni più delicati del nuovo sistema. La disciplina deve infatti conciliare l’esigenza dello Stato di identificare le persone, gestire le procedure e rendere effettivi eventuali rimpatri con il diritto individuale alla libertà e alla tutela giurisdizionale.
Sicurezza e diritto d’asilo: due esigenze da tenere insieme
Il punto centrale della riforma è quindi l’equilibrio tra controllo delle frontiere e diritto d’asilo.
Per gli Stati europei, il nuovo Patto nasce anche dall’esigenza di rendere più uniforme la gestione delle frontiere esterne e delle domande di protezione. Per l’Italia, Paese di frontiera esterna dell’Unione, le nuove procedure hanno un impatto particolare.
Ma il diritto europeo e quello nazionale continuano a riconoscere la necessità di esaminare le richieste di protezione secondo procedure che garantiscano effettività dei diritti. La rapidità della procedura, dunque, non significa automaticamente esclusione del diritto di chiedere asilo.
È questo uno degli aspetti sui quali si concentrerà la verifica concreta del nuovo sistema: ridurre i tempi senza ridurre le garanzie.
Il ruolo dei giudici
La questione assume una dimensione ancora più delicata quando entrano in gioco i provvedimenti di trattenimento.
Il controllo dell’autorità giudiziaria è essenziale perché il trattenimento incide sulla libertà personale. Inoltre, negli ultimi anni la disciplina italiana sulla competenza giudiziaria in materia di trattenimento dei richiedenti asilo è stata oggetto di importanti modifiche e di questioni di legittimità costituzionale. La Corte costituzionale ha evidenziato, in particolare, problemi relativi alla tutela giurisdizionale e al rapporto tra la disciplina nazionale, la Costituzione, la CEDU e la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue.
Il nuovo decreto si inserisce quindi in un quadro giuridico già complesso, nel quale le norme italiane devono essere applicate insieme alle regole direttamente vincolanti dell’Unione europea.
Una riforma ancora in costruzione
La legge 145 non chiude però il processo di adeguamento italiano al Patto europeo.
Il Ministero dell’Interno spiega che il decreto-legge costituisce una prima fase dell’attuazione. La completa revisione della normativa richiederà ulteriori interventi, anche attraverso il disegno di legge collegato alla manovra adottato dal Governo nel febbraio 2026 e ancora all’esame del Parlamento.
Il nuovo sistema sarà quindi valutato soprattutto sulla sua applicazione concreta: tempi delle procedure, capacità degli uffici, disponibilità delle strutture, efficienza dei rimpatri e, contemporaneamente, possibilità per chi fugge da persecuzioni o gravi violazioni dei diritti di ottenere un esame effettivo della propria domanda.
La sfida è tutta qui: rendere più efficiente la gestione delle migrazioni senza trasformare la velocità in un ostacolo all’accesso alla protezione internazionale. Il nuovo quadro europeo e la legge italiana hanno tracciato la direzione. Ora saranno soprattutto amministrazioni, forze dell’ordine e magistratura a doverla tradurre in pratica, nel rispetto dei diritti fondamentali.












