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19 Agosto 2026
19 Agosto 2026

AI Act, dal 2 agosto nuove regole: cosa cambia per cittadini, aziende e piattaforme

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AI Act, dal 2 agosto nuove regole: cosa cambia per cittadini, aziende e piattaforme

L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase della regolamentazione europea. Dal 2 agosto 2026 sono diventate applicabili nuove disposizioni dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, mentre la Commissione europea e le autorità nazionali hanno iniziato a far rispettare le relative regole. Al centro ci sono soprattutto trasparenza, contenuti generati dall’AI e obblighi per i fornitori dei modelli più avanzati.

L’AI Act, il regolamento Ue 2024/1689, è il primo quadro legislativo organico dell’Unione dedicato all’intelligenza artificiale. Non introduce però un unico insieme di obblighi valido allo stesso modo per ogni tecnologia: il sistema europeo segue un approccio basato sul rischio, distinguendo tra diverse categorie di sistemi e prevedendo obblighi più stringenti per quelli considerati più rischiosi.

Il 2 agosto 2026 rappresenta quindi una delle principali tappe di attuazione della normativa. Non significa, però, che da questa data tutte le disposizioni dell’AI Act siano già pienamente operative: l’applicazione del regolamento è progressiva e alcune regole entreranno in vigore negli anni successivi.

Chatbot e contenuti artificiali: arriva la trasparenza

Una delle novità più immediate riguarda l’articolo 50 dell’AI Act, che dal 2 agosto introduce obblighi di trasparenza per determinati sistemi di intelligenza artificiale.

Chi interagisce direttamente con un sistema di AI dovrà essere informato del fatto che sta parlando con una macchina, salvo nei casi in cui ciò risulti già evidente dal contesto. La norma riguarda, ad esempio, sistemi interattivi come i chatbot.

La normativa interviene anche sui contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale. I fornitori dovranno progettare i sistemi in modo da rendere i contenuti artificiali rilevabili attraverso marcature leggibili dalle macchine.

Per i cosiddetti deepfake, inoltre, sono previste specifiche esigenze di informazione del pubblico. Analoghe regole riguardano determinati testi generati dall’AI che vengono pubblicati su questioni di interesse pubblico senza revisione o controllo editoriale umano.

L’obiettivo è rendere più facile distinguere ciò che è prodotto da una persona da ciò che è stato generato o manipolato artificialmente, riducendo i rischi di inganno, impersonificazione e manipolazione.

Cosa cambia per chi usa l’AI ogni giorno?

Per il cittadino, la conseguenza più visibile dovrebbe essere una maggiore riconoscibilità dell’intelligenza artificiale.

Quando si conversa con determinati sistemi AI, dovrebbe essere possibile sapere che dietro la risposta non c’è una persona. Quando invece ci si trova davanti a un’immagine, un video o un determinato contenuto generato artificialmente, le nuove regole puntano a rendere più semplice riconoscerne l’origine.

Non significa, tuttavia, che ogni contenuto prodotto con l’intelligenza artificiale dovrà necessariamente presentare la stessa etichetta. Le regole prevedono infatti obblighi differenti a seconda del tipo di sistema e del contenuto e contemplano anche specifiche eccezioni. La Commissione europea ha pubblicato linee guida proprio per chiarire quali soggetti e quali situazioni rientrano nell’articolo 50.

Per gli utenti, dunque, la parola chiave è trasparenza, non un generico bollino obbligatorio su qualsiasi testo o immagine realizzato con l’aiuto dell’AI.

E per le aziende?

L’impatto maggiore riguarda naturalmente chi sviluppa e mette sul mercato sistemi di intelligenza artificiale.

Dal 2 agosto 2026 sono diventati applicabili anche i poteri di controllo della Commissione europea nei confronti dei fornitori dei modelli di AI per uso generale, cioè i cosiddetti GPAI. Per i modelli più avanzati, considerati capaci di presentare rischi sistemici, erano già previsti specifici obblighi dal 2025; dal 2026 la Commissione dispone di poteri di enforcement su queste disposizioni.

L’AI Act prevede anche un sistema di sanzioni. Per alcune violazioni particolarmente gravi, comprese quelle relative alle pratiche di AI vietate, le multe possono arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo, scegliendo il valore più elevato previsto dalla norma.

Il sistema sanzionatorio non riguarda però indistintamente qualsiasi errore commesso utilizzando un’applicazione di AI: la responsabilità e l’entità delle sanzioni dipendono dal tipo di violazione e dal soggetto coinvolto.

Non tutte le AI sono considerate uguali

È questo uno degli aspetti fondamentali per capire la normativa europea.

L’AI Act utilizza una classificazione basata sul rischio. Alcune pratiche sono vietate perché considerate inaccettabili; altri sistemi, definiti ad alto rischio, sono sottoposti a requisiti particolarmente rigorosi; altri ancora sono soggetti soprattutto a obblighi di trasparenza.

Per i sistemi ad alto rischio, inoltre, molte delle principali disposizioni avranno una tempistica diversa. Il calendario europeo prevede infatti che alcune categorie di obblighi entrino pienamente in applicazione successivamente, mentre l’attuazione complessiva dell’AI Act procede per tappe fino al 2028.

Questo significa che il 2 agosto 2026 non è il giorno in cui nasce una regolamentazione completamente nuova dell’AI, ma una tappa importante di un processo già iniziato nel 2024.

La sfida dei deepfake

Tra i problemi che la normativa cerca di affrontare c’è quello della crescente difficoltà di distinguere contenuti autentici e artificiali.

Un’immagine realistica di una persona che non ha mai pronunciato determinate parole, un video manipolato o un testo generato automaticamente possono essere utilizzati per informare, intrattenere o creare contenuti legittimi, ma anche per ingannare.

Per questo la Commissione ha elaborato un Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’AI, che aiuta fornitori e utilizzatori a rispettare gli obblighi di marcatura ed etichettatura. Il codice è uno strumento volontario per dimostrare la conformità, ma gli obblighi previsti dall’articolo 50 sono invece vincolanti.

La questione riguarda direttamente anche l’informazione. Se una fotografia, un video o un testo artificiale viene diffuso come se fosse autentico, il rischio non è soltanto tecnologico: riguarda la possibilità per il pubblico di formarsi un’opinione sulla base di informazioni attendibili.

Fonte foto: https://forlicesena.cna.it/ai-act-dal-2-agosto-2026-nuove-regole-per-chi-utilizza-lintelligenza-artificiale/

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