Una giornata trascorsa quasi interamente al pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, tra attese, preoccupazione e, secondo quanto denunciato da una madre originaria di Centola, difficoltà nel ricevere informazioni sulle condizioni della figlia di 21 anni. È quanto sarebbe accaduto lunedì 24 agosto, mentre la famiglia stava rientrando a Bergamo dopo aver trascorso le vacanze nel Cilento.
Il malore è iniziato durante il viaggio, all’altezza di Eboli. La giovane, che già accusava dolore ai denti e alla gola, avrebbe cominciato a vomitare e a manifestare febbre molto alta e dolore al collo. Dopo una prima sosta in farmacia, la madre, preoccupata e non conoscendo la presenza dell’ospedale di Eboli, ha deciso di tornare verso Vallo della Lucania, anche per rimanere più vicina ai familiari che vivono a Centola.
Madre e figlia sono arrivate al pronto soccorso del San Luca intorno alle 10. Secondo la testimonianza della donna, la 21enne sarebbe stata accettata al triage alle 11.30. Successivamente sarebbe stata fatta uscire nonostante avesse ancora la febbre. Poco dopo le sue condizioni sarebbero nuovamente peggiorate: tremori, nausea, sensazione di svenimento e un forte dolore al collo.
«Ho spiegato nuovamente tutti i sintomi. Mia figlia stava malissimo e io ero terrorizzata», racconta la madre. La donna riferisce di aver iniziato a urlare per chiedere aiuto. In quel momento in ospedale si trovava casualmente anche uno zio della ragazza, che sarebbe intervenuto per richiamare l’attenzione del personale.
La 21enne sarebbe stata quindi fatta stendere su una barella. «Tremava e ho chiesto una coperta, ma mi è stato detto che non ce n’erano», sostiene la donna. Erano ormai circa le 13.
Da quel momento, secondo il racconto della madre, sarebbe iniziata una lunga attesa all’esterno dell’area di assistenza. «Non potevo entrare e non ricevevo spiegazioni. Riuscivo a sapere qualcosa soltanto telefonando direttamente a mia figlia. Quando il suo cellulare si è scaricato, non ho avuto più modo di sapere come stesse».
Nel corso del pomeriggio la giovane sarebbe stata sottoposta a esami del sangue e a un’ecografia. Intorno alle 19, sempre secondo quanto riferito dalla madre, le sarebbe stata somministrata della Tachipirina e successivamente una flebo a causa della disidratazione.
La ragazza presentava un’importante infiammazione alla gola, con presenza di pus, interessamento delle gengive e ghiandole del collo ingrossate. Al termine degli accertamenti, alla famiglia sarebbe stata prospettata l’ipotesi di una tonsillite batterica o di una mononucleosi, con l’indicazione di effettuare ulteriori controlli e un tampone una volta rientrati a Bergamo.
Tra gli aspetti contestati dalla donna c’è anche quanto sarebbe accaduto durante il controllo della gola della figlia. «Per guardarle in gola è stato utilizzato il flash di un cellulare perché non c’era una luce», racconta.
Madre e figlia hanno lasciato l’ospedale intorno alle 00.30, dopo oltre quattordici ore dal loro arrivo al pronto soccorso. La donna ha deciso ora di raccontare pubblicamente quanto vissuto, lamentando soprattutto i lunghi tempi di attesa, la difficoltà nell’ottenere informazioni e le condizioni nelle quali, a suo dire, sarebbe stata assistita la figlia.
Si tratta della ricostruzione fornita dalla madre della 21enne. Resta da acquisire la versione dell’Asl Salerno e della direzione sanitaria dell’ospedale San Luca in merito alle procedure adottate, agli accertamenti effettuati e ai tempi dell’assistenza.












