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14 Settembre 2026
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Posto auto “prenotato” con una sedia: è legale? Diritti, limiti e cosa rischia chi occupa lo spazio

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Posto auto “prenotato” con una sedia: è legale? Diritti, limiti e cosa rischia chi occupa lo spazio

Mettere una sedia, una cassetta o un altro oggetto in strada per impedire agli altri automobilisti di parcheggiare non crea alcun diritto sul posto. Ma non ogni comportamento scorretto configura automaticamente un reato: ecco cosa prevede la legge e cosa hanno chiarito i giudici.

È una scena frequente soprattutto nei periodi di maggiore affollamento: un posto auto libero, una sedia sistemata al centro dello spazio e la convinzione di chi l’ha collocata che quello spazio sia ormai “riservato”.

Ma può davvero bastare una sedia per prenotare un parcheggio pubblico?

La risposta, in linea generale, è no. Un cittadino non può trasformare autonomamente uno spazio destinato alla sosta pubblica in un posto auto riservato. La regolamentazione della sosta e l’eventuale riserva di determinati spazi spettano infatti alle autorità competenti, attraverso i provvedimenti e la segnaletica previsti dal Codice della strada. L’articolo 7 del Codice della strada attribuisce ai Comuni, nei centri abitati, il potere di regolamentare la sosta e di riservare specifici spazi a determinate categorie di utenti o veicoli.

La sedia non è un segnale stradale

Il principio è semplice: un oggetto privato non può sostituire un provvedimento dell’autorità pubblica.

Una sedia, una barriera improvvisata, una cassetta o qualsiasi altro oggetto lasciato sulla strada non attribuiscono al privato un diritto esclusivo alla sosta. La possibilità di parcheggiare in un determinato spazio deriva dalle regole che disciplinano quella strada e dalla segnaletica, non dall’ordine di arrivo di chi vi colloca per primo un oggetto.

Il Codice della strada disciplina espressamente l’occupazione della sede stradale. L’articolo 20 vieta, salvo i casi e le condizioni previste dalla legge, l’occupazione della sede stradale con veicoli, baracche, tende e installazioni simili; nelle ipotesi consentite sono richieste specifiche autorizzazioni e condizioni.

Questo significa che “sono arrivato prima e ho messo la sedia” non equivale a “quel posto è mio”.

Ma è automaticamente un reato?

Qui occorre fare una distinzione importante.

Non è corretto affermare che ogni sedia lasciata su un parcheggio pubblico integri automaticamente il reato di invasione di terreni previsto dall’articolo 633 del Codice penale.

La norma punisce chi invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto. La giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che, per configurare il reato, non basta una generica presenza sul bene altrui: occorre una condotta diretta a realizzare un’apprezzabile compressione delle facoltà di godimento del titolare e la specifica finalità richiesta dalla norma.

La stessa giurisprudenza ha inoltre precisato che la nozione di “invasione” non richiede necessariamente violenza, potendo consistere anche in un comportamento arbitrario e privo del diritto di accesso, purché ricorrano gli ulteriori requisiti previsti dalla fattispecie penale.

Perciò bisogna evitare automatismi: una condotta può essere illegittima sotto il profilo amministrativo o civilistico senza essere necessariamente un reato.

Se il posto è sulla strada pubblica

Quando lo spazio si trova sulla strada pubblica o comunque in un’area soggetta alla disciplina della circolazione, il cittadino non può attribuirsi unilateralmente una riserva di sosta.

Sono infatti i provvedimenti dell’autorità e la segnaletica a stabilire dove e per chi la sosta sia consentita o riservata. L’articolo 7 del Codice della strada prevede espressamente la possibilità per i Comuni di riservare spazi di sosta, anche a carattere permanente o temporaneo, per specifiche categorie.

Una sedia privata non produce lo stesso effetto giuridico di un’autorizzazione o di una segnaletica ufficiale.

In presenza di un’occupazione della sede stradale, inoltre, possono entrare in gioco le disposizioni dell’articolo 20 del Codice della strada, la cui applicazione concreta dipende dalle caratteristiche dell’area, dalla condotta e dalle eventuali autorizzazioni.

E se qualcuno sposta la sedia?

Anche qui è bene evitare il “fai da te”.

Il fatto che la sedia non attribuisca un diritto sul parcheggio non significa che sia automaticamente lecito danneggiarla, gettarla via o impossessarsene.

La soluzione più prudente, se un oggetto impedisce abusivamente la fruizione di uno spazio pubblico, è segnalare la situazione alla polizia locale o all’autorità competente, lasciando agli organi preposti gli eventuali accertamenti.

Il principio vale in entrambe le direzioni: chi occupa arbitrariamente uno spazio pubblico non può trasformarlo in un proprio posto auto, ma neppure gli altri cittadini possono farsi giustizia da soli.

Attenzione: il caso cambia se il posto è privato

Diversa è la situazione di un posto auto di proprietà privata oppure attribuito in uso esclusivo in base a un titolo valido.

In quel caso non si tratta di una semplice area di sosta pubblica e bisogna verificare il titolo che attribuisce il diritto sul posto: proprietà, contratto, regolamento condominiale, assegnazione o altro diritto di godimento.

Non basta quindi vedere una sedia per stabilire se qualcuno stia occupando abusivamente un posto: occorre capire a chi appartiene l’area e chi ha il diritto di utilizzarla.

La regola da ricordare

Il posto auto pubblico non si prenota con una sedia.

La sosta su strada è disciplinata dalle regole del Codice della strada e dai provvedimenti dell’autorità competente. Un privato non può creare autonomamente una riserva di sosta semplicemente collocando un oggetto nello spazio.

Allo stesso tempo, però, non ogni “posto prenotato” con una sedia costituisce automaticamente un reato penale. Per arrivare a una responsabilità penale devono essere verificati tutti gli elementi della specifica fattispecie prevista dalla legge.

La differenza è fondamentale: una cosa è un comportamento illecito o contrario alle regole della circolazione, altra cosa è un reato.

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