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22 Ottobre 2026
22 Ottobre 2026

Processo Alfieri, ultima udienza prima della requisitoria del pm

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Processo Alfieri, ultima udienza prima della requisitoria del pm

Entra nella fase conclusiva al Tribunale di Vallo della Lucania il processo di primo grado sui presunti appalti pilotati della pubblica illuminazione a Capaccio Paestum. Nell’ultima udienza dibattimentale prima della requisitoria del pm sono intervenuti, tra gli altri, Andrea Campanile, Elvira Alfieri e Franco Alfieri. La requisitoria del procuratore Francesco Rotondo è prevista per il 22 ottobre, mentre la sentenza è fissata per il 19 novembre, dopo le arringhe delle difese.

Gli imputati sono l’ex sindaco Franco Alfieri, sua sorella Elvira Alfieri, Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria della Dervit, l’ex capostaff Andrea Campanile e il funzionario comunale Carmine Greco.

Le accuse contestate, a vario titolo e in concorso, sono turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Franco Alfieri risponde anche di falso ideologico. Si tratta di contestazioni sulle quali il Tribunale dovrà pronunciarsi al termine del processo.

Campanile ed Elvira Alfieri davanti ai giudici

In apertura di udienza Campanile ha letto una sintesi delle dichiarazioni spontanee contenute in uno scritto di 13 pagine consegnato ai giudici.

«Non ho mai avuto la volontà e la capacità di influenzare decisioni, specie relative ad appalti», ha sostenuto, spiegando che il proprio compito sarebbe stato quello di gestire l’agenda istituzionale e raccogliere le istanze dei cittadini.

Campanile ha inoltre motivato i rapporti con Dervit con il ruolo svolto dalla società nella manutenzione della pubblica illuminazione cittadina.

Il pm ha poi interrogato Elvira Alfieri su alcune questioni tecniche relative all’offerta richiesta da Dervit per il subappalto affidato ad Alfieri Impianti nel Comune di Battipaglia, uno dei passaggi al centro dell’inchiesta.

Successivamente è intervenuto Franco Alfieri, che ha reso dichiarazioni spontanee per oltre un’ora.

L’ex sindaco ha parlato di un anno e mezzo di intercettazioni e videoregistrazioni, definendo la situazione una sorta di «Grande Fratello» e sostenendo di voler fornire il proprio «contributo di verità» alla ricostruzione dei fatti.

Alfieri ha contestato anche le dichiarazioni dell’architetto Nino Pagano, utilizzando nei suoi confronti espressioni fortemente critiche, e ha ricostruito dal proprio punto di vista diversi passaggi relativi agli appalti e alle intercettazioni acquisite agli atti.

Alfieri: «Non avevo motivo di produrre un documento falso»

Sul falso ideologico contestato, l’ex sindaco ha sostenuto che la Regione non avrebbe mai revocato il decreto di finanziamento provvisorio e che l’opera sarebbe stata finanziata.

Alfieri ha quindi rivendicato la propria storia amministrativa, ricordando di essere incensurato e facendo riferimento al periodo trascorso in carcere e successivamente agli arresti domiciliari.

I legali Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro hanno spiegato che le dichiarazioni erano finalizzate a chiarire ulteriormente la posizione dell’ex sindaco. Secondo la difesa, Alfieri non avrebbe avuto alcun ruolo in Alfieri Impianti né negli appalti con Dervit, che sarebbero stati gestiti dagli uffici comunali.

L’avvocato Cecchino Cacciatore, difensore di Campanile, ha ribadito invece che i rapporti del proprio assistito con un rappresentante Dervit erano legati alla necessità di fornire risposte ai cittadini sulla manutenzione dell’illuminazione.

Anche il legale della Dervit ha sottolineato l’importanza dell’udienza e i tempi con cui si sta avviando a conclusione il procedimento.

Il prossimo passaggio è fissato per il 22 ottobre con la requisitoria del pm Francesco Rotondo. Seguiranno le arringhe delle difese, prima della sentenza di primo grado prevista il 19 novembre.

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