Ricorrono dieci anni dall’introduzione della legge contro il caporalato, la normativa volta a contrastare lo sfruttamento del lavoro in agricoltura e le forme di intermediazione illecita. In questo percorso, Coldiretti ricorda il contributo del proprio Osservatorio Agromafie nelle attività di tutela dei lavoratori e di contrasto alle infiltrazioni criminali nelle filiere produttive.
In occasione dell’anniversario, l’organizzazione torna a intervenire sul tema della condizionalità sociale nella nuova Politica Agricola Comune (PAC). Secondo Coldiretti, la decisione dell’Unione europea di eliminare questo vincolo rappresenta un arretramento sul fronte delle tutele, poiché viene meno il collegamento tra l’accesso ai finanziamenti agricoli e il rispetto delle norme in materia di lavoro, salute e sicurezza dei lavoratori.
Coldiretti rivendica di aver sostenuto, anche in contrasto con la posizione del Copa, l’organizzazione europea delle associazioni agricole presieduta da Massimiliano Giansanti, il mantenimento della condizionalità sociale. La Confederazione ha inoltre annunciato la propria partecipazione alla mobilitazione organizzata dall’Effat, la federazione europea dei sindacati dei lavoratori agricoli, in programma il prossimo 3 novembre a Bruxelles. All’organizzazione aderiscono anche Cgil, Cisl e Uil.
L’iniziativa, nelle intenzioni di Coldiretti, punta a sollecitare un intervento del Parlamento europeo per ripristinare il collegamento tra i finanziamenti della PAC e il rispetto dei diritti dei lavoratori.
L’organizzazione sottolinea inoltre la necessità di rafforzare le attività di prevenzione, controllo e contrasto al lavoro irregolare e allo sfruttamento. Tra le proposte indicate figurano un maggiore coinvolgimento delle associazioni datoriali nella gestione dei flussi di manodopera e l’estensione dei controlli all’intera filiera agroalimentare, dalla produzione fino alla grande distribuzione.
Secondo Coldiretti, infatti, le verifiche non dovrebbero riguardare soltanto le imprese agricole, ma anche gli altri soggetti della filiera, con particolare attenzione alle pratiche speculative che, secondo l’organizzazione, possono alimentare forme di sfruttamento economico definite «caporalato col colletto bianco».












