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14 Settembre 2026
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Assegno sociale e denaro pubblico: la Corte costituzionale legittima requisiti più rigorosi per i cittadini extracomunitari

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Assegno sociale e denaro pubblico: la Corte costituzionale legittima requisiti più rigorosi per i cittadini extracomunitari

La sentenza interviene su un tema particolarmente delicato: il diritto dei cittadini extracomunitari all’assegno sociale e, più in generale, i limiti che lo Stato può legittimamente porre nell’accesso alle prestazioni assistenziali finanziate dalla fiscalità generale.

Non basta essere regolarmente presenti in Italia per ottenere automaticamente l’assegno sociale.
È questo, in estrema sintesi, il principio che emerge dalla sentenza della Corte, chiamata a valutare la legittimità della disciplina che subordina, per i cittadini di Paesi terzi, l’accesso alla prestazione al possesso del permesso di soggiorno UE per soggiorni di lungo periodo.

L’assegno sociale, ricorda la Consulta, non è una prestazione previdenziale collegata ai contributi versati dal beneficiario, ma una misura di natura esclusivamente assistenziale. È destinato a persone anziane in condizioni di particolare difficoltà economica e “viene finanziato dalla fiscalità generale”.
Per gli extracomunitari, inoltre, al requisito del lungo soggiorno si aggiunge quello della permanenza legale e continuativa in Italia per almeno dieci anni.

La Corte di giustizia dell’Unione Europea, ha chiarito che l’assegno sociale italiano rientra tra le prestazioni speciali in denaro di carattere non contributivo e, proprio per questa sua natura, non è soggetto alla regola comunitaria della parità di trattamento prevista per determinate prestazioni di assistenza sociale.

La Consulta ha quindi escluso che la differenza di trattamento violi i principi di uguaglianza costituzionale o le garanzie europee. La scelta legislativa, in altre parole, può individuare requisiti più rigorosi per una prestazione che non deriva da una posizione contributiva acquisita, ma costituisce un intervento solidale a carico della collettività.

È un punto di equilibrio importante. La solidarietà sociale costituisce un valore fondamentale, ma altrettanto importante è la responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche. Quando una prestazione viene finanziata dalla fiscalità generale, il legislatore può stabilire criteri ragionevoli per individuare la platea dei beneficiari, evitando che una misura destinata a fronteggiare situazioni di bisogno venga trasformata in un diritto indiscriminato.

La dignità della persona, dunque, non è contrapposta alla necessità di amministrare con rigore il denaro pubblico. Le due esigenze possono e devono convivere: garantire un sostegno a chi versa realmente in condizioni di bisogno, ma nel rispetto di regole certe, uguali e sostenibili per l’intera collettività.

La pronuncia offre quindi un argomento interessante anche sul piano politico-sociale: solidarietà e sostenibilità della spesa pubblica non sono necessariamente valori contrapposti, purché i requisiti stabiliti dalla legge siano ragionevoli e proporzionati.

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