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11 Agosto 2026
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Fabrizio Caramagna al fianco di Beyounder, il progetto contro la violenza di genere

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Fabrizio Caramagna al fianco di Beyounder, il progetto contro la violenza di genere

«Come un fiore maltrattato dalla pioggia, ci sono occhi che rispondono alla violenza con un sovrappiù di luce». È la citazione di Fabrizio Caramagna scelta per accompagnare Beyounder – L’identità oltre il genere, progetto di educazione, sensibilizzazione e partecipazione attiva realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le pari opportunità, che promuove la prevenzione della violenza di genere attraverso la consapevolezza, il rispetto, le pari opportunità.
In un’intervista pubblicata sulla pagina ufficiale del progetto, lo scrittore e aforista racconta le ragioni che lo hanno portato ad accogliere l’invito a sostenere Beyounder.

Una scelta che nasce dalla sintonia con temi che da anni attraversano la sua produzione: la fragilità, l’ascolto, l’empatia e l’inclusione. Caramagna richiama, in particolare, il suo romanzo Se mi guardi esisto, pubblicato da Mondadori, un’opera dedicata al rispetto e all’empatia verso chi è fragile o si trova in una situazione di difficoltà. «L’empatia è il quinto punto cardinale», ricorda, citando uno dei sottotitoli del libro. È da questa attenzione alle fragilità che prende forma anche la sua riflessione sulla condizione femminile e sulla violenza di genere.

La citazione scelta per Beyounder nasce proprio da qui. Il fiore maltrattato dalla pioggia diventa la metafora di chi subisce la violenza e, proprio a partire dalla propria fragilità, trova la forza di rinascere. Quel «sovrappiù di luce» rappresenta per Caramagna la resilienza, la capacità di trasformare il dolore e di non restituire violenza alla violenza.

È, dunque, anche un invito a spezzare quello che lo scrittore definisce il «ciclo della violenza»: scegliere la luce, la generosità e la capacità di reagire al dolore senza riprodurlo. Una prospettiva che restituisce a chi ha subito violenza non soltanto la dimensione della vulnerabilità, ma anche quella della forza, della resistenza e della rinascita.

Da questa riflessione nasce un secondo tema centrale dell’intervista: la forza delle parole. Caramagna, che da anni affida alla scrittura la propria riflessione sulla realtà, ne sottolinea la natura ambivalente: le parole possono «illuminare o oscurare la vita», sostenere e sollevare, ma anche ferire, umiliare e calpestare. Il linguaggio, dunque, porta con sé una responsabilità. Le parole possono aprire nuovi sguardi sulla realtà, aiutare a comprenderla e a metterne in discussione le convinzioni più radicate; ma, quando vengono utilizzate in modo ripetitivo e inconsapevole, possono logorarsi fino a diventare stereotipi, banalità e pregiudizi. È la distinzione che Caramagna traccia tra «aforismi» e «banalismi»: da una parte parole capaci di esprimere un’idea originale e di produrre un nuovo punto di vista, dall’altra formule consumate che si limitano a ripetere verità già note.

Una riflessione che si intreccia con il senso stesso di Beyounder. Cambiare le parole significa anche cambiare lo sguardo: mettere in discussione quei linguaggi, quei luoghi comuni e quei modelli culturali che possono contribuire a perpetuare stereotipi e discriminazioni. Al contrario, un linguaggio consapevole può diventare uno strumento di conoscenza, di rispetto e di cambiamento. La collaborazione con Fabrizio Caramagna si inserisce così nel percorso di Beyounder, contribuendo a rafforzare uno dei messaggi al centro del progetto: il cambiamento culturale passa anche dalle parole che scegliamo, dal modo in cui raccontiamo la realtà e dalla capacità di guardare oltre gli stereotipi.

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