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10 Settembre 2026
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Il 1817 della morte: la grande epidemia che sconvolse Morigerati e Sicilì

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Il 1817 della morte: la grande epidemia che sconvolse Morigerati e Sicilì

Tra le tante crisi demografiche del passato che hanno colpito per ogni dove le terre italiane ed in particolare il Basso Cilento vi fu quella del 1817, solo in parte studiata soprattutto nelle regioni settentrionali e in Molise. I danni alla popolazione furono enormi e tante case afflitte da lutti, a cui la medicina del tempo dava spiegazioni non esaustive, ma comunque si sforzava di darle. In particolare si trattò di una epidemia di tifo petecchiale che colpì l’Europa nel 1816/17, causata da carestia severa, infatti l’anno 1816 fu detto “anno senza estate”. I problemi sorsero già nell’estate del 1815 a seguito dell’eruzione del vulcano indonesiano del Tambora che causò oscuramento del cielo con mutamenti insoliti delle condizioni climatiche e prevalenza di freddo anche in estate nei continenti europeo e americano. I raccolti estivi/autunnali vennero meno e ciò colpì le genti, a questo vanno aggiunti anche i disordini sociali in una popolazione già provata, sfinita dalle campagne napoleoniche. Tra le conseguenze della carestia ci fu l’epidemia di tifo petecchiale dall’agosto del 1816 al dicembre del 1817, non dimenticando le aggravanti dei mutamenti politici e sociali. L’Italia fu colpita anch’essa dall’epidemia: dalle pessime condizioni climatiche che provocarono la perdita dei raccolti si passò alla carestia diffusa e poi al mortale tifo petecchiale.

Nel Regno di Napoli fu osservato dalla primavera del 1816, ma a onor del vero una febbre pericolosa era già stata segnalata dal giugno 1815 negli ospedali militari di Gaeta e della Trinità di Napoli secondo il dott. Biagio Marchesani che ivi faceva servizio e cercava di contrastare il male coi colleghi.

Nel Basso Cilento l’epidemia colpì in modo diverso, ma colpì.  Il numero dei morti dell’anno 1817, tutti seppelliti nelle chiese, dà il seguente quadro:

Bosco 128 defunti su una media annua di 21;

Casaletto Spartano 108 defunti su una media annua di 38;

Caselle in Pittari 286 defunti su una media annua di 36; 

Castel Ruggiero 87 defunti su una media annua di 15;

Ispani 62 defunti su una media annua di 14;

San Cristoforo 23 defunti su una media annua di 9;

San Giovanni a Piro 229 defunti su una media annua di 35; 

Torraca 132 defunti su una media annua di 30;

Torre Orsaia 300 defunti su una media annua di 43;

Tortorella 183 defunti su una media annua di 32.

Per altri paesi si hanno, al momento, solo dati parziali senza raffronti:

Acquavena 37 defunti, Centola 107, Licusati 87, Poderia 78.

Discorso a parte per Morigerati e Sicilì che presentano una situazione completa coì sintetizzata: 

Morigerati abitanti 873 e Sicilì 632 prima del 1817.

 Defunti a Morigerati negli anni precedenti: 

1809- 26 defunti cioè 14 maschi e 12 femmine, di cui minori di anni dodici n. 11 (5 maschi e 6 femmine)

1810- 10 defunti cioè 6 maschi e 4 femmine, di cui minori di anni dodici n. 2 (1 m e 1 f)

1811- 10 defunti cioè 3 maschi e 7 femmine, di cui minori di anni dodici n. 5 (1 m e 4 f)

1812- 12 defunti cioè 8 maschi e 4 femmine, di cui minori di anni dodici n. 3 (2 m e 1 f)

1813- 17 defunti cioè 6 maschi e 11 femmine, di cui minori di anni dodici n. 9 (5 m e 4 f)

1814- 18 defunti cioè 10 maschi e 8 femmine, di cui minori di anni dodici n. 8 (5 m e 3 f)

1815-12 defunti cioè 6 maschi e 6 femmine, di cui minori di anni dodici n. 7 (5 m e 2 f)

1816- 17 defunti cioè 8 maschi e 9 femmine, di cui minori di anni dodici n. 6 (4 m e 2 f)

1817- 118 defunti cioè 57 maschi e 61 femmine, di cui minori di anni dodici n. 47 (23 m e 24 f).

Defunti a Sicilì negli anni precedenti:

1809- 16 defunti cioè 10 maschi e 6 femmine, di cui minori di anni dodici n. 5 (4m e 1 f)

1810- 14 defunti cioè 11 maschi e 3 femmine, di cui minori di anni dodici n. 6 (4 m e 2 f)

1811- 12 defunti cioè 6 maschi e 6 femmine, di cui minori di anni dodici n. 5 (2 m e 3 f)

1812- 24 defunti cioè 10 maschi e 14 femmine, di cui minori di anni dodici n. 14 (4m e 10 f)

1813- 14 defunti cioè 11 maschi e 3 femmine, di cui minori di anni dodici n.4 (2m e 2 f)

1814- 7 defunti cioè 4 maschi e 3 femmine, di cui minori di anni dodici n. 4 (3m e 1 f)

1815- 6 defunti cioè 3 maschi e 3 femmine, di cui minori di anni dodici n. 4 (1 m e 3 f)

1816- 26 defunti cioè 10 maschi e 16 femmine, di cui minori di anni dodici n. 7 (2m e 5 f)

181799 defunti cioè 55 maschi e 44 femmine, di cui minori di anni dodici n. 37 (26 m e 11f)

Quindi per Morigerati nel periodo 1809/1817, in nove anni, le perdite totali furono di 240 persone (118 maschi e 122 femmine), ma nel solo 1817 le perdite furono ben 118 morti;

per Sicilì nello stesso periodo le perdite assommano a 218 (120 maschi e 98 femmine), ma nel solo 1817 arrivano a 99 morti.

Il riferimento a minori di anni dodici nel periodo 1809/17 dà il seguente quadro:

Morigerati perdite n. 98 (51m e 47f)

Sicilì perdite n. 86 (48m e 38 f).

Si nota una leggera prevalenza delle perdite maschili rispetto a quelle femminili, più marcata per Sicilì; per gli adulti le perdite maggiori sono sempre quelle maschili rispetto alle femmine tranne per Morigerati che vede una lieve differenza di 4 unità femminili.

Per quanto attiene le perdite riferite all’età si hanno presenze diffuse ovvero da un giorno di vita a 90 anni indifferentemente. La scelta dei minori a dodici anni è stata suggerita dalle consuetudini dell’epoca ovvero a dodici anni si era considerati parte attiva e tassabile, ciò non toglie che bambini/e più piccoli non lavorassero per aiutare il nucleo familiare: accadeva, purtroppo, un po’ ovunque ad ogni latitudine.

Le autorità tentarono di arginare e impedire il diffondersi dell’epidemia con bande armate che impedivano gli ingressi ai paesi, un cordone sanitario vero e proprio, ma la carestia e la necessità di procurarsi del cibo ne diminuì l’efficacia. La fame era tanta per i mancati raccolti, ma anche per i prezzi aumentati dei generi di prima necessità come relazionò il sindaco di Morigerati e Sicilì. Nella stessa relazione compare la Doloca  (dolichos) usata come cibo: ciò attesta la grave situazione in cui versava la popolazione (“afflitta”) atteso che la doloca era una biada senza spiga usata per il soverchio e quindi per la fertilizzazione del terreno, come per la lupinella. 

La grande moria del 1817 ritardò la crescita demografica per diversi anni nei due paesi di Morigerati e Sicilì, unica nota positiva fu il convincimento e l’accelerazione della necessità di costruire idonei cimiteri al di fuori degli abitati, per deporvi i defunti e quindi non più all’interno delle chiese parrocchiali, in sintonia con l’editto di Saint Cloud del 1804, esteso all’Italia nel 1806 dalla legislazione napoleonica, ma che incontrò tante resistenze e ritardi. La grande moria convinse i riottosi anche per l’oggettiva mancanza di spazi all’interno dei sacri templi e per comprensibili motivi igienici.

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