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9 Giugno 2026
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Il cinghiale e le sue strategie di foraging: perché è un ingegnere (distruttivo) del bosco

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Il cinghiale e le sue strategie di foraging: perché è un ingegnere (distruttivo) del bosco

Chiunque cammini regolarmente tra boschi e campagne si sarà imbattuto, almeno una volta, in zone di terreno completamente stravolte: zolle di terra sollevate, radici esposte e il sottobosco che sembra letteralmente arato. Non si tratta del passaggio di una macchina agricola, ma del segno inconfondibile del cinghiale e della sua principale strategia di foraggiamento: il rooting (il tipico “grufolare”).

In ecologia, il cinghiale viene definito un vero e proprio ingegnere ecosistemico. Proprio come i castori modificano i corsi d’acqua creando dighe, il cinghiale altera profondamente la struttura fisica del suolo. Ma questo impatto è un bene o un male per le nostre foreste? La risposta scientifica, supportata da recenti studi etologici e botanici, rivela un equilibrio sottile tra rigenerazione biologica e potenziale distruzione.

Il “Rooting”: anatomia di una strategia di caccia sotterranea

Il cinghiale è un onnivoro opportunista, ma la sua dieta varia a seconda delle stagioni. Soprattutto in autunno e in inverno, le sue risorse principali si spostano sotto terra: bulbi, tuberi, larve di insetti, piccoli roditori e funghi (compresi i tartufi).

Per raggiungere questo cibo proteico nascosto, l’animale sfrutta una combinazione anatomica formidabile: un grugno muscoloso e cartilagineo, sorretto da un osso supplementare (l’osso rostrale), e un olfatto finissimo. Quando il cinghiale grufola, non sta solo cercando cibo; sta letteralmente rimescolando i primi 15-30 centimetri di suolo.

Il lato distruttivo: frammentazione e perdita di carbonio

Quando la densità della popolazione di cinghiali supera la capacità di carico dell’ambiente (un fenomeno frequente in molte regioni italiane a causa della mancanza di grandi predatori e del tasso riproduttivo elevatissimo della specie), l’azione di rooting diventa invasiva.

Erosione del suolo: Rompendo il manto vegetale che tiene unito il terreno, specialmente in pendenza, l’aratura dei cinghiali espone il suolo al dilavamento delle piogge, accelerando i fenomeni erosivi.

Perdita di carbonio organico: Uno studio scientifico condotto dal King’s College London ha dimostrato empiricamente che le aree intensamente sottoposte al rooting dei cinghiali mostrano una riduzione del carbonio organico stoccato nel terreno. Il rimescolamento favorisce la proliferazione di piante a crescita rapida che immagazzinano meno carbonio rispetto alla flora forestale stabile.

Danni alla rigenerazione arborea: Grufolando, i cinghiali consumano enormi quantità di ghiande e castagne (fagne), compromettendo la naturale nascita di nuovi alberi e danneggiando le radici superficiali delle piante adulte.

L’alleato inaspettato: come il cinghiale crea biodiversità

Nonostante i danni visibili, la scienza invita a non demonizzare l’animale. Se mantenuto in densità equilibrate, il cinghiale svolge funzioni ecologiche insostituibili che ringiovaniscono la foresta.

Una ricerca italiana (Labadessa & Ancillotto) pubblicata sulla rivista Biodiversity and Conservation ha rivelato una simbiosi straordinaria e controintuitiva: il cinghiale è un alleato fondamentale per la sopravvivenza di farfalle rare.

Rimescolando il terreno e riducendo la fitta copertura di erbe infestanti, il rooting crea un microhabitat perfetto (più esposto alla luce del sole e caldo) per la crescita dell’Aristolochia clusii, una pianta erbacea considerata l’unico nutrimento per le larve della Zerynthia cassandra (una splendida farfalla protetta a livello europeo). Più i cinghiali grufolano moderatamente, più aumentano le farfalle.

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