Se il lupo è il simbolo della cooperazione sociale e dell’energia del branco, la lince eurasiatica (Lynx lynx) rappresenta l’estremo opposto dello spettro comportamentale dei predatori: l’assoluta e rigorosa solitudine. Dichiarata formalmente estinta in Italia agli inizi del XX secolo a causa della caccia e della frammentazione degli habitat, questo straordinario felino sta lentamente tornando a frequentare le Alpi italiane (in particolare il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e il Veneto). E’ presente in Italia con pochissimi individui.
Questo ritorno è guidato da ambiziosi progetti internazionali di traslocazione e ripopolamento, come il progetto europeo LIFE Lynx e l’italiano ULyCA2 (Urgent Lynx Conservation Action). Ma come vive e, soprattutto, come caccia il fantasma dei nostri boschi? I dati raccolti dai radiocollari satellitari e dai monitoraggi etologici sul campo svelano i segreti biologici di un predatore tanto letale quanto elusivo.
L’etologia dello spazio: territori esclusivi e distanziamento sociale
A livello etologico, la lince è un animale territoriale e rigidamente solitario. Maschi e femmine adulti si incontrano esclusivamente durante la stagione degli amori (tra febbraio e aprile). Per il resto dell’anno, la tolleranza reciproca tra individui dello stesso sesso è pari a zero.
I territori domestici (home range) di una lince sono immensi e variano a seconda della disponibilità di prede:
- Un singolo maschio può controllare un’area forestale che va dai 100 ai 400 chilometri quadrati.
- Il territorio del maschio spesso si sovrappone a quello di una o due femmine, ma non tollererà mai la presenza di un maschio rivale.
- La delimitazione dei confini avviene in modo invisibile ma chiarissimo per gli altri animali, attraverso una fitta rete di marcature chimiche fatte con urina e secrezioni delle ghiandole facciali lasciate sui tronchi degli alberi.
I cuccioli (da uno a quattro per nidiata) restano con la madre per circa 10 mesi. In questo periodo apprendono le complesse abitudini di caccia prima di essere allontanati, nella primavera successiva, per intraprendere la fase di “dispersione” alla ricerca di un territorio libero.
La tecnica di caccia: chirurgia balistica ed effetto sorpresa
A differenza del lupo, che insegue le prede anche per chilometri puntando sulla resistenza del gruppo, la lince è un predatore d’agguato o da posta. La sua anatomia è una macchina perfetta progettata per lo scatto breve e letale.
La lince non spreca mai energie in inseguimenti prolungati: se fallisce l’effetto sorpresa nei primi 20-50 metri, desiste e cerca un’altra opportunità. Il morso finale è chirurgico: per gli ungulati più grandi (come il capriolo, la sua preda d’elezione in Italia, seguito dal camoscio e dai giovani cervi) applica un morso strozzante alla gola per bloccare la trachea. Le prede più piccole, come le lepri, vengono uccise istantaneamente con un morso alla nuca o alla testa.












