Traffico, treni, aerei, cantieri, attività industriali, locali, concerti e musica ad alto volume: il rumore accompagna la vita quotidiana, soprattutto nelle città, ma quando l’esposizione è intensa o prolungata può diventare un problema ambientale e sanitario. L’Organizzazione mondiale della sanità considera infatti il rumore ambientale una delle principali minacce ambientali per la salute nella regione europea.
Non è soltanto una questione di fastidio. Secondo l’OMS, l’esposizione prolungata al rumore può essere associata a disturbi del sonno, effetti sul sistema cardiovascolare e metabolico, problemi cognitivi, compromissione dell’udito e acufeni. Tra gli effetti considerati nelle linee guida dell’organizzazione figurano anche il disturbo e la perdita di qualità della vita e, per alcune fonti di rumore, possibili conseguenze sulla salute mentale e sul benessere.
Il traffico è la principale fonte
Nelle aree urbane una delle principali fonti di esposizione è il traffico stradale. Seguono, a seconda dei territori, il traffico ferroviario e quello aereo, mentre un ruolo può essere svolto anche dalle attività industriali e dalle attività ricreative.
L’OMS ha elaborato raccomandazioni specifiche per cinque grandi categorie di rumore ambientale: traffico stradale, ferroviario e aereo, turbine eoliche e attività ricreative. Per il traffico stradale, ad esempio, le linee guida raccomandano di mantenere l’esposizione media al di sotto di 53 decibel e quella notturna al di sotto di 45 decibel, livelli individuati sulla base degli effetti sulla salute.
Questi valori non vanno però confusi automaticamente con i limiti di legge applicabili in Italia, che dipendono dalla sorgente, dalla destinazione d’uso del territorio e dal periodo della giornata.
Cosa dice la legge italiana
In Italia il riferimento generale è la legge quadro n. 447 del 26 ottobre 1995 sull’inquinamento acustico, che disciplina la tutela dall’esposizione al rumore e assegna competenze a Stato, Regioni, Province e Comuni.
La normativa prevede, tra gli strumenti di prevenzione e risanamento, la classificazione acustica del territorio, la pianificazione degli interventi e le valutazioni previsionali di impatto acustico. Per le principali infrastrutture di trasporto sono inoltre previsti specifici interventi di contenimento e abbattimento del rumore.
A livello europeo, la direttiva 2002/49/CE ha introdotto un sistema comune per la valutazione e la gestione del rumore ambientale. Tra gli strumenti previsti ci sono le mappe acustiche e i piani d’azione destinati alle aree maggiormente esposte. La direttiva, però, non stabilisce un unico valore limite europeo valido per tutte le situazioni.
Non conta soltanto quanto è forte un rumore
Per valutare gli effetti dell’esposizione non è sufficiente considerare il volume di un singolo rumore. Contano anche la durata, la frequenza con cui si verifica, l’orario e le caratteristiche della sorgente.
Un rumore particolarmente intenso può provocare danni all’apparato uditivo anche in seguito a esposizioni brevi, mentre l’esposizione prolungata a livelli elevati rappresenta un rischio diverso. L’effetto varia inoltre in funzione della sensibilità individuale e delle caratteristiche dell’ambiente.
Particolare attenzione viene riservata al rumore notturno. L’interferenza con il sonno è infatti uno degli effetti più documentati dell’esposizione al rumore ambientale e può ripercuotersi sul benessere e sulla salute nel lungo periodo.
Quanto rumore c’è nelle città
Secondo l’OMS, nell’Unione europea circa 100 milioni di persone, pari a circa una persona su cinque, sono esposte a livelli di rumore stradale considerati nocivi. L’organizzazione stima inoltre almeno 392mila anni di vita in buona salute persi ogni anno nell’Ue a causa dell’esposizione al rumore legato ai trasporti stradali, ferroviari e aerei.
Le stime utilizzate dalle autorità ambientali europee derivano dalle mappe acustiche e riguardano soprattutto le principali infrastrutture e gli agglomerati urbani. Per questo non rappresentano necessariamente l’intera esposizione al rumore della popolazione.
Dal traffico ai locali: le diverse forme di rumore
Il problema non riguarda soltanto le strade. L’OMS prende in considerazione anche il rumore prodotto dalle attività ricreative, come concerti, manifestazioni e locali, oltre all’ascolto di musica ad alto volume attraverso dispositivi personali.
In questi casi diventa importante anche la durata dell’esposizione. Per proteggere l’udito, soprattutto nei luoghi caratterizzati da musica ad alto volume, le principali raccomandazioni sanitarie puntano sulla riduzione del livello sonoro e sulla limitazione dei tempi di esposizione.
Il rumore può inoltre avere effetti sulla fauna. Le autorità ambientali segnalano che l’esposizione acustica può modificare comportamenti e distribuzione di alcune specie, sia negli ambienti terrestri sia in quelli acquatici.
Cosa può fare il cittadino
La riduzione dell’inquinamento acustico dipende soprattutto da interventi urbanistici, infrastrutturali e amministrativi, ma anche le abitudini individuali possono contribuire a limitare l’esposizione.
In casa può essere utile ridurre il volume degli apparecchi audio e televisivi, evitare l’esposizione prolungata a suoni molto intensi e prestare particolare attenzione all’utilizzo di cuffie e auricolari.
Quando invece il problema riguarda il rumore proveniente da strada, attività commerciali, cantieri o altri impianti, il riferimento sono le amministrazioni competenti e gli organismi di controllo, che possono effettuare misurazioni e verificare il rispetto dei limiti previsti.
Il tema dell’inquinamento acustico riguarda quindi contemporaneamente ambiente, salute e qualità della vita. E la questione non è soltanto quanto rumore produciamo, ma quanto a lungo siamo esposti, in quali orari e con quale intensità.












