Ci sono paesi in Italia dove il tempo non passa davvero. Rallenta. Si deposita sulle persiane chiuse e sulle insegne sbiadite delle vecchie officine, ma soprattutto sulle automobili ferme nei cortili e nei garage di provincia, rimaste immobili per decenni.
A raccontare questo universo sospeso è Dino Nardiello, che descrive un’Italia parallela fatta di vetture abbandonate: “Ci sono paesi in Italia dove il tempo non passa davvero. Rallenta. Si deposita sulle persiane chiuse, sulle insegne sbiadite delle vecchie officine e sulle automobili ferme nei cortili”.
“Non sono relitti. Sono frammenti d’Italia”, scrive ancora Nardiello, osservando Fiat 128, Autobianchi A112 e Alfa Romeo Alfasud rimaste ferme per anni, coperte di polvere, foglie e ricordi, in attesa silenziosa.
Negli anni Settanta e Ottanta, ricorda l’autore, l’automobile rappresentava molto più di un mezzo di trasporto. Era il simbolo di un riscatto personale e familiare, arrivato dopo sacrifici e lavoro: “C’era chi partiva per la Svizzera o la Germania con una valigia di cartone e tornava anni dopo con abbastanza soldi per comprare finalmente un’auto nuova”.
E ancora: “Per molte famiglie quella macchina rappresentava il riscatto. La domenica si lavava con cura davanti casa”.
Quelle vetture accompagnavano la quotidianità: “Portavano i bambini a scuola. I fidanzati al cinema. Le famiglie al mare ad agosto con il portapacchi pieno fino all’impossibile”.
Poi il tempo ha cambiato tutto. I figli sono cresciuti, molte famiglie si sono divise, i paesi si sono svuotati. E le auto sono rimaste lì: “Silenziose. Come se aspettassero ancora qualcuno che torni a girare la chiave”.
Aprire oggi una vettura rimasta chiusa per decenni significa entrare in un’altra epoca. “L’odore arriva subito: benzina vecchia, vinile, moquette umida, olio motore. È un profumo che appartiene a un’Italia scomparsa”, scrive Nardiello.
Tra gli oggetti ritrovati: cassette musicali, cartine stradali, monete in lire, vecchi bolli scoloriti. “Piccoli oggetti senza valore economico, ma capaci di raccontare intere esistenze”.
Per l’autore, il fascino di queste auto non sta nel valore collezionistico: “Ed è forse questo il vero fascino delle auto dimenticate: non la rarità, non il prezzo, non il prestigio”.
A volte, scrive, “emoziona più una Fiat Panda 30 consumata dal sole che una supercar perfettamente restaurata”.
Un approccio che oggi trova spazio anche nel mondo del motorismo storico, dove cresce l’interesse per il cosiddetto “conservato”, cioè per i veicoli mantenuti nello stato originale, con i segni del tempo ancora visibili.
In questo contesto, realtà come il Club Salerno Autostoriche contribuiscono alla tutela non solo dei veicoli, ma anche della memoria che custodiscono.
“Perché dietro ogni vettura dimenticata esiste sempre una famiglia, una strada, un’estate, una canzone, un ritorno a casa”, scrive Nardiello.
E forse è proprio questo il punto: “La sensazione che non sia stata dimenticata davvero. Che stia ancora aspettando. Non necessariamente un restauro. Non necessariamente un collezionista. Forse soltanto qualcuno disposto ad ascoltare la sua storia”












