È stato presentato a Pisciotta, il 10 luglio, nell’ambito della rassegna letteraria “Pisciotta che legge”, curata e promossa dalla Nuova Pro Loco A. Pinto (Presidente Giancarlo Agresta), con il patrocinio del Comune e del dr. Sergio Russo, che ha offerto per l’occasione ospitalità e buffet, a seguire, presso il prestigioso Palazzo Ciaccio, il romanzo-saggio dell’attivista Agenda Onu 2030 Laura Cuozzo, ideatrice dell’omonimo festival di montagna sperimentale, giunto alla sesta edizione, riguardante l’educazione dei bambini all’appopolamento, in chiave affettiva, dei loro luoghi di nascita e crescita tramite esplorazioni e week-end tematici nelle aree interne del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Monti Alburni, oggi affette da un drammatico spopolamento.
La presentazione dell’opera – Noi siamo la Montagna – edizioni Guida Editori, si è sviluppata in una piacevole serata alla presenza di un pubblico particolarmente attento e partecipe, tra i quali il nuovo parroco di Pisciotta, don Olgierd NYC.
Sono stati proiettati alcuni video dei cinquantadue laboratori realizzati dal 2021 ad oggi da Laura Cuozzo nel settore turistico prossimale infantile – Goal 4 Agenda 2030 – e nell’ambito della parità di genere – Goal 5; poi letti alcuni brani dell’opera, attentamente selezionati dal moderatore, professore Gianluca Veneroso, vibranti e catartici sull’ascesa interiore di ogni ricercatore di paesaggi dell’anima (voci narranti Maria Teresa Puglia e Maria Rosaria Pinto); infine sono state lette due liriche della nota poetessa Angela Veneroso, che partecipò ad un laboratorio di scrittura creativa della prima edizione del festival – Noi siamo la montagna – presso lo chalet Rosolea del monte Gelbison di Novi Velia.
Il romanzo a carattere sia biografico che sociologico rappresenta in primis una collettanza di voci locali intervistate dall’autrice, che hanno voluto esprimere il loro amore e punto di vista sulla questione Cilento (parco delle meraviglie intento da anni ad arginare il lento e triste spopolamento legato ad una forte crisi di denatalità): dall’impegno civile, all’imprenditorialità, dallo sforzo politico di rigenerazione e riqualificazione dei borghi, al rilancio artistico-culturale della memoria storica e tradizioni locali; un caleidoscopio di tracce che assurgono alla funzione di semi ed ispirazione per la costruzione, in itinere, di un nuovo turismo culturale ad uso e consumo, in primis, degli autoctoni e delle future generazioni, accompagnati negli anni in un percorso di consapevolezza e appopolamento, attraverso lo studio e la conoscenza dei propri luoghi ed identità territoriale, il tutto attingendo alla qualità della resilienza, tratto tipico del carattere e genius loci.
Il romanzo è un plauso anche allo scrittore nobile napoletano Andrea Giovene, che ha vissuto un periodo della sua rocambolesca vita nel Cilento, fornendo nella sua opera “L’AUTOBIOGRAFIA DEL SANSEVERO”, edito Rizzoli, negli anni “60”, una critica sulla reale e vincente strategia di valorizzazione di tutta l’area Cilento.
Il romanzo – Noi siamo la montagna – contiene anche un manoscritto inedito e scoperto per puro caso dall’autrice (grazie ad una dio-incidenza), che il quasi premio Nobel Andrea Giovene dichiarò dovesse essere pubblicato solo 30 anni dopo la sua morte.
La lezione morale del nobile napoletano, unitamente all’esperienza in Cilento di Laura Cuozzo, sono la chiave di accesso alla forza della verità, a volte bruta, ma realistica e necessaria per cambiare rotta, come spesso la stessa natura selvaggia insegna, scartando il calcolo umano, lucrativo e senza poesia, perché fallimentare.
Solo una visione dall’alto crea un metodo, ma un metodo senza cuore e passione diventa puro e sterile tecnicismo.
Di particolare impatto la strategia organizzativa della Nuova Pro Loco di Pisciotta, nell’ambito dei quattro appuntamenti letterari dedicati ai residenti e turisti nell’ambito della rassegna “Pisciotta che legge”, ossia dare enfasi ad una micro itineranza che valorizzi gli spazi più suggestivi dal punto di vista storico artistico del Comune di Pisciotta.
Così scorci di scalinate, piazzette, portoni di palazzi signorili, balconcini, fontane e vicoletti diventano un teatro a cielo aperto in cui l’intimità degli astanti rappresentano quel salotto culturale di paese in cui, sottovoce, ci si può ancora scambiare opinioni per crescere insieme e portarsi a casa risposte da coltivare e meditare tutto l’anno, insomma un souvenir estivo dal sapore sicuramente ancora umano e non umanoide












