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2 Agosto 2026
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Ludopatia in Campania, oltre 1.250 persone in cura: cresce l’allarme per il gioco d’azzardo online

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Ludopatia in Campania, oltre 1.250 persone in cura: cresce l’allarme per il gioco d’azzardo online

Sono 1.252 le persone seguite dai servizi della Asl per una dipendenza da gioco d’azzardo. Il dato, riferito al 2024 e ricavato dall’elaborazione di As.Tro, l’associazione degli operatori del gioco lecito, sui numeri ufficiali dell’azienda sanitaria, fotografa una situazione preoccupante in un territorio che conta oltre un milione di residenti. La quota di pazienti in trattamento rappresenta lo 0,13% della popolazione assistita, la percentuale più elevata della Campania, dove complessivamente risultano in cura circa 3.400 persone.

Il fenomeno si inserisce in un contesto regionale segnato da numeri record. Ogni anno in Campania vengono giocati circa 20 miliardi di euro: è la seconda regione italiana per volume del gioco fisico, dietro soltanto alla Lombardia, mentre nel comparto online detiene il primato nazionale. Preoccupano anche i dati legati ai più giovani, con una concentrazione di 60 conti di gioco online ogni cento abitanti e un’incidenza particolarmente elevata tra i minori.

Secondo Nello Baselice, presidente dell’Osservatorio regionale sul disturbo del gioco d’azzardo, la diffusione delle piattaforme digitali ha accelerato lo sviluppo della dipendenza. “Se nel gioco fisico il passaggio dal comportamento problematico alla dipendenza può richiedere dai due ai quattro anni, con il gioco online e l’iperconnessione minori e adolescenti sono molto più esposti. Il loro neurosviluppo non ancora completo li rende maggiormente vulnerabili all’addiction”, spiega.

Oltre ai Serd presenti sul territorio, la Asl dispone a Sant’Arsenio di una delle poche strutture pubbliche residenziali dedicate esclusivamente ai pazienti affetti da ludopatia. Baselice sottolinea come il percorso terapeutico non possa limitarsi all’aspetto clinico: “Seguiamo un programma cognitivo-comportamentale, ma è indispensabile coinvolgere anche la famiglia. Attorno al giocatore emergono spesso problemi economici, relazionali, sociali e talvolta giudiziari. Per questo è fondamentale collaborare con centri antiusura e fondazioni bancarie che possano sostenere il percorso di recupero”.

Grande attenzione viene riservata anche alla prevenzione. Antonella Grandinetti, direttrice del Dipartimento delle Dipendenze della Asl, spiega che è stato avviato un accordo con le sale bingo per formare il personale a riconoscere i primi segnali di una dipendenza. “Attraverso materiale informativo e punti d’ascolto cerchiamo di individuare precocemente i comportamenti a rischio, come l’aggressività o il rifiuto di interrompere il gioco”.

Il profilo del giocatore patologico, conclude Grandinetti, attraversa tutte le fasce d’età e i diversi contesti sociali. Cambiano però le abitudini: i giovani prediligono il gioco online, mentre tra le donne sono più diffusi bingo e gratta e vinci. “Sono dipendenze difficili da riconoscere perché, come l’alcol, il gioco è socialmente accettato. Per questo intercettare tempestivamente i primi segnali resta l’arma più efficace”.

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