Non avere sempre una risposta pronta. Avere invece la curiosità di cercarla. È forse questa la lezione più attuale lasciata da Margherita Hack, una delle figure più amate della scienza italiana, scomparsa il 29 giugno 2013. A tredici anni dalla sua morte, il suo ricordo continua a vivere non soltanto nei risultati della sua carriera di astrofisica, ma soprattutto in un modo di guardare il mondo che oggi appare più prezioso che mai.
In un’epoca in cui le opinioni corrono veloci sui social network e ogni argomento sembra prestarsi a verità assolute, Hack rappresentava un approccio diverso: quello del metodo scientifico, della verifica dei fatti e dell’onestà intellettuale. Non aveva timore di ammettere di non sapere qualcosa. Anzi, sosteneva che proprio il dubbio fosse il punto di partenza di ogni scoperta.
È anche per questo che, pur essendo una scienziata di fama internazionale, è entrata nel cuore di milioni di italiani come divulgatrice. Con il suo linguaggio diretto, l’inconfondibile accento toscano e una spontaneità mai costruita, riusciva a spiegare l’universo senza renderlo distante. Parlava di stelle, galassie e pianeti con la naturalezza di chi racconta una storia, facendo comprendere che la scienza non appartiene a pochi esperti, ma a chiunque abbia voglia di farsi domande.
La sua vita è stata un esempio di coerenza. Direttrice dell’Osservatorio Astronomico di Trieste per oltre vent’anni, docente universitaria, autrice di decine di libri e protagonista di innumerevoli incontri pubblici, non ha mai smesso di difendere il valore della ricerca, della cultura e della libertà di pensiero. Lo faceva con fermezza, ma senza rinunciare al dialogo, convinta che la conoscenza dovesse essere condivisa e non custodita.
Anche fuori dai laboratori, Margherita Hack rimase sempre fedele alla propria semplicità. Amava andare in bicicletta, conduceva una vita sobria, era appassionata di sport e profondamente legata agli animali. Non cercò mai di costruire un personaggio: fu semplicemente se stessa. Ed è forse questa autenticità ad aver contribuito alla sua straordinaria popolarità.
A tredici anni dalla sua scomparsa, la sua eredità va ben oltre l’astronomia. In un tempo in cui il rumore spesso prevale sull’approfondimento, il suo invito a verificare, studiare e mantenere viva la curiosità conserva un valore che travalica la scienza. È un messaggio rivolto a tutti: agli studenti, ai professionisti, ai cittadini.
Perché Margherita Hack ci ha insegnato che non è importante avere sempre ragione. È molto più importante continuare a cercare, con umiltà, le risposte. E che la curiosità, quando è accompagnata dal rigore e dal rispetto dei fatti, può diventare uno dei più potenti strumenti di libertà.
(Foto di Mrs. Rosalba Sgroia, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1869884)












