È un autentico grido d’allarme quello lanciato da “L’invisibile Realtà,” associazione salernitana composta da genitori di bambini speciali, che ha voluto denunciare con forza la testimonianza di una famiglia che si è ritrovata a fare i conti con un preoccupante vuoto assistenziale al pronto soccorso del “Ruggi”.
«Non è una denuncia contro il personale ma contro un sistema sanitario che, davanti alla fragilità del disturbo dello spettro autistico, si scopre drammaticamente impreparato», precisano i rappresentanti dell’associazione presieduta da Giovanna Apostolico che hanno deciso di rendere pubblica questa vicenda per denunciare le criticità del sistema sanitario ed accendere un faro sulla problematica, nella speranza che possa essere risolta.
«Mio figlio, un ragazzo di 14 anni con diagnosi di autismo, è stato colpito da una crisi acuta legata alla sua patologia. In preda al panico e nell’impossibilità di gestire la situazione a casa, ci siamo recati d’urgenza al pronto soccorso, confidando di trovare l’aiuto necessario», si legge nella testimonianza resa dai familiari del 14enne.
«Ciò che abbiamo trovato, invece, è stato un vuoto assistenziale preoccupante. Voglio sottolineare la gentilezza degli operatori presenti: si sono prodigati, hanno cercato di aiutarci con estrema umanità. Ma la gentilezza non basta quando serve la competenza specialistica. In un’intera struttura d’emergenza non è presente un neuropsichiatra infantile, né una figura formata per gestire crisi comportamentali in soggetti autistici. Mi sono trovata ad osservare professionisti sanitari visibilmente in difficoltà, che non sapevano letteralmente cosa fare. È accettabile che nel 2026 un adolescente in crisi debba essere gestito per tentativi, senza un protocollo specifico o un esperto che sappia come comunicare con lui e come sedare la crisi senza traumatizzarlo ulteriormente? Un ragazzo di 14 anni non è un piccolo adulto; ha bisogno di cure specifiche che solo la neuropsichiatria può fornire. Lasciare il pronto soccorso in prima linea senza il supporto di specialisti della salute mentale infantile significa abbandonare due volte le famiglie: la prima alla malattia, la seconda all’inefficienza del sistema».
I familiari del 14enne, tramite l’associazione “L’invisibile realtà”, chiedono «che questa testimonianza venga pubblicata per accendere un faro su una carenza che non riguarda solo noi, ma centinaia di famiglie nel nostro territorio. Quanti altri ragazzi dovranno affrontare il caos di un pronto soccorso senza una guida esperta prima che si decida di inserire stabilmente la figura del neuropsichiatra infantile nei turni di emergenza?», concludono.












