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19 Settembre 2026
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Spaccio a Capaccio Paestum, l’inchiesta nelle zone rurali finisce a TgCom24

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Spaccio a Capaccio Paestum, l’inchiesta nelle zone rurali finisce a TgCom24

Un’inchiesta sullo spaccio di droga a Capaccio Paestum, raccontata anche in un servizio di TgCom24, ha acceso i riflettori su una rete attiva soprattutto nelle aree rurali e più isolate del territorio comunale. Le attività investigative sono state condotte dai Carabinieri della Compagnia di Agropoli, guidati dal comandante Guido Carlo Decugis, insieme alla Polizia locale, coordinata dal maggiore Antonio Rinaldi.

Mesi di appostamenti, riprese video e documentazione fotografica avrebbero permesso agli investigatori di ricostruire modalità e luoghi utilizzati per la vendita delle sostanze stupefacenti.

Da Cafasso a Gromola, la mappa dello spaccio

Tra le zone maggiormente attenzionate figura Cafasso, dove gli spacciatori stazionerebbero a ridosso delle mura perimetrali e lungo i binari della stazione ferroviaria. Gli acquirenti, secondo quanto ricostruito, lascerebbero le automobili a distanza, raggiungendo a piedi i punti concordati.

I controlli hanno riguardato anche Torre di Mare, nei pressi della pineta nella parte sud dell’Oasi dunale di Legambiente, Ponte di Ferro, via Feudo in contrada Rettifilio, via Quistione e via Terzi a Gromola, oltre all’area Pip di Sabatella.

Le verifiche si sono intensificate anche dopo le segnalazioni dei residenti, preoccupati per il frequente passaggio di veicoli nelle ore notturne.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, gli acquirenti utilizzerebbero anche WhatsApp, inviando la propria posizione GPS al fornitore. Il pusher raggiungerebbe quindi il punto concordato, effettuerebbe la cessione della dose e si allontanerebbe rapidamente.

Tra le sostanze indicate figurano cocaina, eroina e crack. Tracce riconducibili al consumo di crack sarebbero state individuate anche in alcuni casolari rurali abbandonati, utilizzati come basi provvisorie e punti di smercio.

Don Antonio Coluccia durante una perlustrazione notturna

Alla vicenda si è interessato anche don Antonio Coluccia, sacerdote impegnato da anni contro lo spaccio e la criminalità, che ha partecipato a una perlustrazione notturna insieme alle forze dell’ordine.

Nel servizio televisivo il sacerdote ha riferito di essere stato contattato dalle famiglie del territorio e ha attribuito a soggetti nordafricani un ruolo nell’attività di spaccio, definendo la droga uno strumento attraverso il quale criminali e clan condizionano i territori.

Secondo quanto riportato nell’inchiesta, la rete sarebbe gestita prevalentemente da cittadini extracomunitari originari di Marocco e Tunisia. Gli accertamenti avrebbero già portato a recenti provvedimenti restrittivi nei confronti di soggetti indicati come vertici del gruppo.

Le attività investigative proseguono per delineare l’organizzazione e l’estensione del fenomeno sul territorio di Capaccio Paestum.

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