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Traffico rifiuti in Tunisia, Muroni e Karbai: «Container da riportare in Italia, ci appelliamo a Di Maio»

di Pasquale Sorrentino

«Speriamo in occasione della visita in Tunisia del Ministro degli Esteri Di Maio sia affrontata non solo la delicata questione dei migranti, parlando anche di canali sicuri e legali di accesso in Europa, ma anche quella dei rifiuti italiani illecitamente esportati in Tunisia. Da circa un anno e mezzo 212 container con migliaia di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati sono stoccati nel porto tunisino di Sousse e con il passare dei mesi la situazione si fa sempre più grave per ambiente, giustizia e cooperazione internazionale. Come già stabilito dalla Regione Campania e confermato da Tar e Consiglio di Stato questi rifiuti devono essere rimpatriati in Italia. Di recente anche il Relatore Speciale delle Nazioni Unite su sostanze tossiche e diritti umani, Marcos Orellana, è intervenuto sul caso confermando quanto chiediamo da mesi: i rifiuti vanno rimpatriati in Italia senza ulteriori ritardi. Nonostante sia passato tanto tempo, infatti, si continua a rinviare e i container sono ancora parcheggiati in Tunisia. Torniamo quindi a sollecitare il governo italiano, come già fatto anche dalle associazioni ambientaliste italiane e tunisine, a intervenire con urgenza per riportare in Italia i rifiuti e a rivalersi poi nei confronti dei responsabili del traffico all’esito del procedimento giudiziario». Lo dichiarano Rossella Muroni, deputata di FacciamoECO, e Majdi Karbai, deputato del Parlamento tunisino del Gruppo Democratico eletto nel partito Corrente democratica.

«Ricordiamo che questa vicenda ha portato all’arresto di dodici persone in Tunisia e a un’inchiesta presso la Procura di Potenza. E che sono tuttora stoccati a Sousse, sotto sequestro preventivo, i container carichi di rifiuti spediti dall’azienda italiana Sviluppo risorse ambientali alla tunisina Soreplast. Una ispezione delle Dogane tunisine ha infatti rivelato che nei container non ci sono rifiuti plastici come dichiarato – spiegano Muroni e Karbai –, ma scarti di ogni tipo da differenziata domestica destinati non al recupero bensì alla discarica o all’incenerimento. Tipologia che non può essere esportata tra paesi UE ed extra UE». «Non è accettabile che in Europa e in Italia si lavori alla transizione ecologica e che, contemporaneamente, qualcuno pensi di guadagnare esportando illecitamente rifiuti in un Paese amico. È tempo di passare all’azione per sanare quanto prima la situazione e speriamo che dalla visita del Ministro Di Maio a Tunisi possano arrivare risposte in tale direzione», concludono Muroni e Karbai.

«Parliamo di un caso preoccupante sul quale ho proposto un’audizione di Majdi Karbai, che molto si è impegnato per la corretta conclusione della vicenda, presso la Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati», aggiunge infine Muroni.

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