Le zone a basse emissioni (dall’inglese Low Emission Zones, LEZ) stanno diventando uno degli strumenti principali adottati dalle città europee per combattere l’inquinamento atmosferico urbano e migliorare la qualità della vita. Si tratta di aree in cui la circolazione dei veicoli più inquinanti è limitata o vietata, favorendo mezzi meno impattanti e nuovi modelli di mobilità. Tuttavia, mentre in molte capitali europee le LEZ si espandono e si evolvono verso modelli più restrittivi, l’Italia rimane indietro rispetto ad altri Paesi del continente nella diffusione e nell’efficacia di queste misure.
Cos’è una LEZ e come funziona
Le LEZ non sono semplici zone a traffico limitato. A differenza di ZTL che bloccano l’accesso a tutte le auto salvo eccezioni, le Low Emission Zones si basano principalmente sui livelli di emissione dei veicoli. In pratica, i comuni stabiliscono una soglia (solitamente legata agli standard Euro 0-Euro 6), e i veicoli con emissioni più alte sono vietati o devono pagare un contributo per entrare nell’area.
In molte grandi città europee – Londra, Parigi, Amsterdam, Berlino – le LEZ sono operative da anni e vengono progressivamente ampliate o trasformate in zone a zero emissioni (ZEZ), dove l’accesso è riservato esclusivamente a veicoli elettrici o ad emissioni estremamente ridotte. Si stima che oltre 300 città europee abbiano attivato zone a basse emissioni, con un trend in crescita e oltre 500 previste entro il 2025.
Italia: diffusione frammentata ma in crescita
In Italia le LEZ sono presenti in diverse città – tra cui Milano, Bologna, Firenze, Padova, Parma, Roma e Torino – ma spesso con modalità e controlli non uniformi tra loro. Alcune amministrazioni applicano restrizioni stagionali o limitazioni per fasce orarie, senza un monitoraggio sistematico tramite varchi elettronici come in molte città europee.
L’esperienza milanese è tra le più significative: Area B, la LEZ istituita nel capoluogo lombardo, ha portato a una riduzione del traffico dei veicoli più inquinanti e a una crescita della quota di auto elettriche e ibride in circolazione. Secondo il Rapporto MobilitAria 2024 del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il cambiamento del parco veicolare conseguente all’introduzione delle restrizioni ha contribuito a evitare circa 150 tonnellate all’anno di NOx da traffico, in linea con gli obiettivi di tutela della qualità dell’aria locale.
Impatto su traffico e qualità dell’aria
I risultati delle LEZ in Europa mostrano benefici concreti sulla qualità dell’aria e sulla gestione del traffico. Ad esempio, la Ultra Low-Emission Zone (ULEZ) di Londra ha ridotto il traffico veicolare del 3-9% nel 2019 e contribuito a una diminuzione delle emissioni di gas serra nelle aree centrali.
L’adozione di restrizioni analoghe in Italia ha portato a effetti locali positivi, ma la scarsità di dati consolidati e l’applicazione frammentata rendono difficili confronti diretti su scala nazionale. Gli studi europei mostrano anche altri benefici indiretti, come la riduzione dei disturbi cardiovascolari e respiratori nelle popolazioni urbane esposte a livelli di inquinamento più bassi, migliorando la salute pubblica complessiva.
Mercato auto e transizione verso veicoli meno inquinanti
Le restrizioni delle LEZ influenzano anche il mercato automobilistico locale. La possibilità di accedere alle zone centrali è un fattore sempre più considerato dagli acquirenti: veicoli elettrici e ibridi guadagnano attrattiva commerciale perché non sono soggetti alle stesse limitazioni delle auto termiche più datate. Questo fenomeno sta spingendo molte famiglie e aziende a rinnovare il parco circolante, accelerando la diffusione di modelli con emissioni ridotte.
In Italia, tuttavia, la mancanza di un quadro normativo nazionale uniforme e di un controllo omogeneo delle LEZ limita l’efficacia delle misure nel favorire una transizione più rapida verso la mobilità a basse emissioni.
Confronto con i modelli europei
Nel confronto europeo, alcuni Paesi come Francia, Spagna e Olanda stanno adottando normative più ambiziose. In molte città francesi, la trasformazione da LEZ a ZEZ è già programmata entro il prossimo decennio, con divieti progressivi per i veicoli fossili più inquinanti. Amsterdam e altre città olandesi hanno esteso le zone di restrizione anche ai veicoli commerciali leggeri, con impatti visibili sulla riduzione delle emissioni di particolato.
Nel complesso, secondo una rassegna europea, l’Italia è tra i Paesi con un numero relativamente elevato di LEZ, ma il 28% della popolazione italiana è interessato da queste aree, una quota comparabile a quella di altri Paesi ma con un’estensione più limitata delle misure e un’applicazione non sistematica rispetto a città come Parigi o Londra.




