Il risultato del referendum sulla giustizia trova una delle sue chiavi di lettura più significative nel voto giovanile. Secondo le elaborazioni del Consorzio Opinio Italia per la Rai, nella fascia tra i 18 e i 34 anni il “No” ha prevalso in modo netto, raggiungendo il 61,1% dei consensi contro il 38,9% del “Sì”.
Un dato che evidenzia uno scarto marcato rispetto alle altre classi d’età e che contribuisce a spiegare l’esito complessivo della consultazione. Tra i 35 e i 54 anni il “No” si attesta al 53,3%, mentre tra gli over 55 il quadro si ribalta leggermente, con il “Sì” al 50,7% e il “No” al 49,3%. Una spaccatura generazionale evidente, che segnala orientamenti differenti sul tema della giustizia.
Sul peso del voto giovanile è intervenuta anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che in conferenza stampa ha sottolineato come “i giovani hanno fatto la differenza, nonostante non potessero votare i fuorisede”. Un riferimento alla mancata possibilità, per molti studenti e lavoratori fuori sede, di esprimere il proprio voto nel luogo in cui vivono stabilmente.
Nonostante questo limite, la partecipazione e l’orientamento degli elettori più giovani hanno inciso in modo significativo sull’esito finale. Il dato suggerisce una maggiore sensibilità delle nuove generazioni verso il mantenimento dell’attuale assetto della magistratura, o comunque una diffidenza verso la riforma proposta.
La lettura politica del voto, alla luce di questi numeri, si arricchisce dunque di un elemento strutturale: il divario tra generazioni. Un fattore che potrebbe pesare anche nelle future scelte dei partiti, chiamati a confrontarsi con un elettorato giovane sempre più determinante e, in questo caso, decisivo nel respingere la riforma.











