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25 Marzo 2026
25 Marzo 2026

Eboli: chiesti 73 anni di reclusione per la banda dello spaccio

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Eboli: chiesti 73 anni di reclusione per la banda dello spaccio

Il pubblico ministero Maria Benincasa ha formalizzato le richieste di condanna per i membri di una banda dedita allo spaccio di droga, attiva in particolare tra il centro di Eboli e il rione Pescara. Complessivamente, sono stati chiesti 73 anni di reclusione per il gruppo di pusher che, secondo le accuse, avrebbe imperversato per anni nella Piana del Sele, alimentando un giro d’affari illecito e causando notevoli disagi sociali nella comunità locale.

Nello specifico, il sostituto procuratore salernitano ha sollecitato una pena di 18 anni di reclusione per quello che è stato identificato come il capo promotore dell’organizzazione criminale. Per lo zio, ritenuto uno dei protagonisti dello spaccio nelle piazze strategiche di Carlo Levi e San Bartolomeo, l’accusa ha chiesto 10 anni. La compagna del capo promotore rischia 8 anni e 8 mesi di reclusione, mentre per l’ex moglie dello zio la richiesta formulata dal pm è di 8 anni e 2 mesi. Ulteriori 18 anni di pena complessiva sono stati chiesti per una coppia e un’altra persona coinvolte, che hanno scelto di procedere con il rito abbreviato, una procedura che consente una riduzione della pena in cambio della rinuncia al dibattimento.

Le indagini cruciali della guardia di finanza di Eboli

L’inchiesta che ha condotto a queste importanti richieste di condanna è stata condotta con meticolosità dalla Guardia di Finanza di Eboli. Le indagini hanno avuto una svolta decisiva quando, monitorando un tossicodipendente in cerca di una dose, i militari sono riusciti a scoprire un vero e proprio “caveau” del gruppo. Questo nascondiglio, situato in una cantina, custodiva la considerevole somma di 100mila euro in contanti, occultati in modo ingegnoso all’interno di scatole di scarpe. Il ritrovamento ha non solo confermato l’esistenza di un’organizzazione ben strutturata, ma ha anche permesso di stimare l’entità del giro d’affari illecito gestito dalla banda.

A seguito di questa scoperta iniziale, gli investigatori hanno implementato tecniche investigative sofisticate. Sono state installate cimici nelle auto dei sospettati per intercettare conversazioni rilevanti e telecamere di sorveglianza sono state posizionate strategicamente davanti a un bar, identificato come un punto di ritrovo o di spaccio della banda. Questi strumenti tecnologici e la costante attività di pedinamento hanno consentito di raccogliere un corpus di prove solide e circostanziate, documentando in modo dettagliato le dinamiche e i ruoli all’interno del gruppo. Le informazioni acquisite sono state fondamentali per pianificare e condurre il blitz finale, che ha portato allo smantellamento dell’organizzazione e all’arresto dei suoi membri.

Le specifiche richieste di pena

  • Capo promotore del gruppo: chiesti 18 anni di reclusione
  • Zio, figura chiave nello spaccio: chiesti 10 anni di reclusione
  • Compagna del capo promotore: chiesti 8 anni e 8 mesi di reclusione
  • Ex moglie dello zio: chiesti 8 anni e 2 mesi di reclusione
  • Coppia e altra persona (rito abbreviato): chiesti complessivamente 18 anni di reclusione

Le richieste avanzate dal pm Maria Benincasa segnano un momento cruciale nel procedimento giudiziario, con l’obiettivo di infliggere pene esemplari e di contrastare efficacemente il fenomeno del traffico di stupefacenti nella provincia salernitana, in particolare nella zona di Eboli e della Piana del Sele, territori colpiti dalla presenza persistente di reti di spaccio.

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