Un itinerario gastronomico e culturale tra la Piana del Sele e il Cilento, dove la Strada Statale 18 Tirrena Inferiore diventa un asse narrativo del gusto: caseifici, allevamenti bufalini e paesaggi archeologici si intrecciano in uno dei distretti lattiero-caseari più identitari d’Italia.
Una Campania che non si lascia comprendere fino in fondo se non attraverso il suo prodotto simbolo: la mozzarella di bufala. È un percorso che si snoda lungo la Strada Statale 18 Tirrena Inferiore, la storica direttrice che collega il litorale tirrenico e attraversa la Piana del Sele, trasformandosi di fatto in quella che molti chiamano la “via della mozzarella”.
Qui il paesaggio cambia gradualmente: dalle aree urbane di Battipaglia ai campi aperti di Piana del Sele, fino ai confini archeologici di Paestum. È un asse produttivo e insieme culturale, dove il latte non è solo materia prima ma identità territoriale.
Battipaglia, porta d’ingresso dell’“oro bianco”
La prima tappa è Battipaglia, città spesso associata alla sua vocazione agricola e lattiero-casearia. Il tessuto urbano convive con testimonianze storiche come chiese e architetture di epoca medievale, ma è soprattutto la produzione casearia a definire l’identità del territorio.
Qui si concentra una delle più alte densità di caseifici della regione, dove la Mozzarella di bufala campana DOP è realizzata secondo tecniche artigianali che partono dal latte di bufala mediterranea allevata nei territori della Piana del Sele.
Tra le varianti locali più note figura anche la cosiddetta “zizzona”, formato iconico e riconoscibile, diventato negli anni un fenomeno gastronomico e mediatico oltre che produttivo.
La Piana del Sele: distretto del latte e del paesaggio
Tra Battipaglia, Eboli e Capaccio Paestum, la SS18 diventa una sequenza quasi ininterrotta di aziende bufaline e caseifici. È un territorio dove la filiera corta è ancora la norma: allevamenti, trasformazione e vendita spesso coincidono nello stesso perimetro.
Il paesaggio è quello di una campagna irrigua, modellata nei secoli da bonifiche e canali, oggi tra i principali poli produttivi della mozzarella di bufala in Italia. Le bufale, introdotte e allevate stabilmente nell’area sin dal Medioevo, hanno trovato qui un habitat ideale.
Paestum, tra templi e latte
Proseguendo verso sud, la strada conduce a Paestum, uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo. I templi dorici della Magna Grecia si stagliano a pochi chilometri dagli allevamenti bufalini, in un contrasto che è diventato cifra identitaria del territorio.
Non è solo archeologia: Paestum è oggi anche una delle capitali della mozzarella di bufala, dove la produzione convive con l’attrattività turistica e la presenza del litorale cilentano.
Goethe e i bufali “dagli occhi selvaggi”
La presenza dei bufali in queste terre non è recente. Johann Wolfgang von Johann Wolfgang von Goethe, nel suo Viaggio in Italia, descrisse con stupore gli animali incontrati nel Sud durante il suo passaggio alla fine del XVIII secolo, molto prima della loro centralità nell’industria casearia:
“Bufali dall’aspetto di ippopotami e dagli occhi selvaggi e iniettati di sangue.” Un’immagine che restituisce la dimensione primordiale di un paesaggio che allora era ancora in parte paludoso e oggi completamente trasformato dalla zootecnia.
Un itinerario che è anche cultura materiale
Oggi la SS18 non è solo una strada di attraversamento, ma un itinerario gastronomico diffuso. Da Agropoli ad Ascea fino ad Altavilla Silentina, il racconto del territorio continua tra aziende agricole, punti vendita diretti e paesaggi che si aprono verso il mare del Cilento.












