L’avvocato Simone Labonia risponde al quesito, che coinvolge la tranquillità familiare in merito alle scelte di immagine.
La pubblicazione di fotografie di figli minori sui social network o su siti web pone una questione giuridica sempre più rilevante: la necessità di una scelta univoca e condivisa da parte di entrambi i genitori. Non si tratta solo di una buona prassi educativa, ma di un vero e proprio obbligo giuridico che discende dall’esercizio congiunto della responsabilità genitoriale.
Nel nostro ordinamento, infatti, le decisioni di maggiore interesse per i figli devono essere assunte di comune accordo. La diffusione di immagini dei minori in rete rientra pienamente tra queste scelte, poiché incide su diritti fondamentali della persona, quali la riservatezza, l’identità personale e la protezione dei dati. La giurisprudenza ha più volte chiarito che la pubblicazione non può essere considerata un atto di ordinaria amministrazione, soprattutto per la sua potenziale irreversibilità.
Il consenso di entrambi i genitori, dunque, è necessario. In caso di disaccordo, non è legittimo che uno dei due proceda unilateralmente alla pubblicazione. In tali situazioni, la questione può essere rimessa al giudice, che valuterà l’interesse superiore del minore. Non è raro che i tribunali dispongano la rimozione delle immagini già pubblicate o vietino ulteriori diffusioni, anche con provvedimenti d’urgenza. I rischi connessi alla pubblicazione online sono molteplici. In primo luogo, vi è la perdita di controllo sull’immagine: una volta immessa in rete, la fotografia può essere condivisa, modificata o utilizzata da terzi senza autorizzazione. Questo espone il minore a possibili abusi, tra cui fenomeni di pedopornografia o utilizzi distorti dell’immagine.
Un ulteriore profilo riguarda il cosiddetto “diritto all’oblio”. Il minore, crescendo, potrebbe non riconoscersi nei contenuti pubblicati dai genitori e subire un pregiudizio alla propria identità digitale. La creazione di un’impronta online precoce e non consensuale può incidere anche sullo sviluppo della personalità e sulle relazioni sociali future. Non va poi sottovalutato il rischio di cyberbullismo: immagini innocue nel contesto familiare possono essere decontestualizzate e diventare oggetto di scherno o derisione. Inoltre, la diffusione di dettagli sulla vita privata può facilitare fenomeni di adescamento o violazioni della sicurezza personale.
Alla luce di tali criticità, emerge con chiarezza l’importanza di un approccio prudente e condiviso. I genitori sono chiamati a bilanciare il desiderio di condividere momenti della vita familiare con la necessità di tutelare i diritti dei figli. La scelta di pubblicare immagini non può essere impulsiva né unilaterale: richiede consapevolezza, accordo reciproco e, soprattutto, attenzione all’interesse del minore, che deve restare il criterio guida in ogni decisione.












