Piatti pronti, snack confezionati, bevande zuccherate, carni lavorate e molti prodotti industriali sono sempre più presenti sulle nostre tavole. Una tendenza che preoccupa i gastroenterologi italiani, secondo i quali un consumo abituale di alimenti ultra-processati potrebbe aumentare il rischio di diverse patologie dell’apparato digerente e favorire processi infiammatori con possibili ripercussioni sulla salute generale.
L’allarme arriva dalla Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), che ha dedicato una conferenza alla Camera dei Deputati al tema degli alimenti ultra-processati. Le evidenze scientifiche raccolte confluiranno in un position paper che sarà pubblicato entro la fine dell’anno.
Cosa sono gli alimenti ultra-processati
Secondo la classificazione NOVA, gli alimenti ultra-processati sono prodotti industriali ottenuti attraverso numerosi processi di trasformazione e formulati con ingredienti estratti dagli alimenti, additivi, conservanti, emulsionanti, dolcificanti e coloranti. In molti casi contengono quantità minime di alimenti freschi.
Ne fanno parte snack dolci e salati, bibite zuccherate, piatti pronti, prodotti da forno confezionati, cereali per la colazione, carni lavorate e numerosi altri alimenti di largo consumo.
Nei Paesi ad alto reddito questi prodotti rappresentano ormai fino al 50-60% dell’apporto energetico quotidiano, una tendenza che interessa sempre più anche l’Italia, dove le abitudini alimentari si stanno progressivamente allontanando dalla dieta mediterranea.
L’intestino è il primo a risentirne
Secondo gli specialisti della SIGE, il problema non riguarda soltanto l’eccesso di zuccheri, sale o grassi presenti in molti di questi alimenti.
I processi industriali di trasformazione possono infatti modificare la struttura degli alimenti e favorire la formazione di sostanze in grado di alterare il microbiota intestinale, aumentare la permeabilità della barriera intestinale e alimentare processi infiammatori cronici.
Le ricerche più recenti hanno evidenziato associazioni tra un elevato consumo di alimenti ultra-processati e un aumento del rischio di malattie infiammatorie croniche intestinali, sindrome dell’intestino irritabile, steatosi epatica metabolica e alcune patologie dello stomaco. Gli studi osservazionali suggeriscono inoltre un possibile incremento del rischio di alcuni tumori dell’apparato digerente, in particolare del colon-retto, pur trattandosi di un ambito ancora oggetto di approfondimento scientifico.
La prevenzione comincia a tavola
“L’antico adagio ‘siamo quello che mangiamo’ non è mai stato così attuale”, ha sottolineato il presidente della SIGE, Edoardo Giannini, ricordando come le scelte alimentari rappresentino uno degli strumenti più efficaci per la prevenzione.
Il messaggio degli esperti, tuttavia, non è quello di demonizzare singoli alimenti, ma di favorire un’alimentazione varia ed equilibrata, limitando il consumo abituale dei prodotti ultra-processati.
Il valore della dieta mediterranea
La raccomandazione resta quella di privilegiare gli alimenti tipici della dieta mediterranea: frutta e verdura di stagione, legumi, cereali integrali, olio extravergine d’oliva, pesce e alimenti freschi o minimamente lavorati.
Questi cibi apportano fibre, vitamine, antiossidanti e sostanze bioattive che contribuiscono al benessere del microbiota intestinale e aiutano a contrastare i processi infiammatori.
Secondo gli specialisti, la dieta mediterranea continua a rappresentare uno dei modelli alimentari più efficaci per la prevenzione delle malattie croniche e per la tutela della salute dell’apparato digerente.
Le cinque regole degli esperti
Per proteggere intestino e salute, gli specialisti suggeriscono alcune semplici abitudini:
- privilegiare alimenti freschi o poco lavorati;
- consumare ogni giorno frutta, verdura e legumi;
- limitare snack confezionati, bibite zuccherate e piatti pronti;
- leggere sempre le etichette dei prodotti;
- seguire un’alimentazione varia, ispirata ai principi della dieta mediterranea.
Più che eliminare completamente gli alimenti ultra-processati, il consiglio è quindi quello di ridurne la presenza nella dieta quotidiana, riscoprendo il valore del cibo fresco, della stagionalità e delle preparazioni semplici: una scelta che può fare la differenza non solo per l’intestino, ma per il benessere dell’intero organismo.












