Castellabate, rispunta la porta della necropoli romana

di Antonio Vuolo

Riportata alla luce la porta d’ingresso del cimitero greco-romano a San Marco di Castellabate. Sono stati due cittadini del posto a pulire l’area, ricoperta da rovi, dove è ben visibile l’antichissimo l’arco d’ingresso dell’area cimiteriale risalente al I-II secolo d.C. La necropoli romana di San Marco di Castellabate, a ridosso del mare, si estende su di una superfice di circa 7.000 metri quadrati, anche se completamente ormai nascoste da ville private e strutture turistiche. Solamente alcune fosse sepolcrali dette alla cappuccina e tombe a pianta quadrata databili I-II sec. d. C., come si legge in un vecchio articolo di Antonio Cangiano, “vi si ritrovano (almeno quelle sopravvissute allo scempio edilizio)  tra i giardini fioriti, gli ombrelloni e le piscine delle dimore private”.

Liberti e ufficiali romani vennero tumulati in questi luoghi, lungo fosse poco profonde scavate su di un promontorio d’arenaria a picco sul mare con tutto il loro ricco corredo funerario in  gran parte recuperato, ma in parte anche saccheggiato da tombaroli improvvisati.

«Una nota curiosa – conclude Antonio Cangiano nel suo articolo – vuole tra i reperti ritrovati, quali brocchetti, spilloni e lucerne oltre ad iscrizioni in greco e latino, anche  un gran numero di amuleti ed oggetti  magici in particolare contro il malocchio come un campanello di bronzo la cui funzione era appunto quello di scacciare gli spiriti maligni».

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