Continua a far discutere il caso del paziente sessantenne dimesso dall’ospedale di Eboli con un camice monouso e senza i propri vestiti. L’uomo, non autosufficiente secondo quanto riferito dalle persone che lo assistono, è stato successivamente ricoverato nell’ospedale di Oliveto Citra. Sulla vicenda si confrontano due ricostruzioni differenti: quella dei volontari di Altavilla Silentina e quella dell’Asl, intervenuta con una nota ufficiale.
Al centro della controversia ci sono le modalità con cui il paziente è stato dimesso dal reparto di Cardiologia e l’assistenza ricevuta nel momento del rientro a casa.
Gli amici dell’uomo sostengono che sia stato affidato loro praticamente senza indumenti, mentre l’azienda sanitaria respinge le accuse di mancato rispetto della dignità del paziente.
Le dimissioni dall’ospedale di Eboli e la denuncia
La vicenda risale a venerdì scorso, quando il sessantenne è stato dimesso dall’ospedale di Eboli.
Secondo il racconto di alcuni cittadini e volontari di Altavilla Silentina, l’uomo sarebbe stato riconsegnato con indosso soltanto un camice sanitario usa e getta.
Una situazione che ha provocato proteste e richieste di chiarimento, soprattutto in considerazione delle condizioni di non autosufficienza attribuite al paziente.
Le persone che lo assistono contestano le modalità delle dimissioni e chiedono chi avrebbe dovuto occuparsi di garantire un abbigliamento adeguato prima dell’uscita dall’ospedale.
Gli interrogativi riguardano anche il ruolo del personale del reparto di Cardiologia e l’eventuale coinvolgimento dei servizi sociali sanitari.
Nel frattempo, il sessantenne è stato nuovamente ricoverato, questa volta presso la struttura ospedaliera di Oliveto Citra.
La risposta dell’Asl e la replica dei volontari
In seguito alle contestazioni, l’Asl ha diffuso una comunicazione nella quale sostiene che al paziente sia stata garantita un’assistenza adeguata.
L’azienda sanitaria ha precisato che l’uomo sarebbe stato seguito dai servizi sociali del Comune di residenza, ossia Altavilla Silentina.
Nella stessa nota viene esclusa una situazione di degrado e si afferma che la dignità del paziente sarebbe stata rispettata. L’Asl contesta inoltre la descrizione dell’uomo come completamente nudo.
Una ricostruzione che non convince i volontari, i quali ribadiscono quanto denunciato inizialmente.
Gli amici del sessantenne riconoscono l’intervento dei servizi sociali comunali e ringraziano pubblicamente anche il sindaco Francesco Cembalo per l’attenzione riservata alla vicenda.
Precisano, tuttavia, che tale intervento sarebbe avvenuto sabato mattina, mentre le dimissioni dall’ospedale erano state effettuate nel pomeriggio di venerdì.
È proprio questa differenza temporale a rappresentare uno degli elementi centrali della contestazione.
Secondo i volontari, infatti, l’assistenza successivamente garantita dal Comune non chiarisce quanto accaduto al momento dell’uscita dal reparto ospedaliero.
Le due versioni concordano sulla presenza del camice monouso, ma divergono sulla valutazione delle condizioni in cui il paziente sarebbe stato dimesso.
Da una parte l’Asl esclude che vi sia stata una violazione della dignità personale; dall’altra gli amici del sessantenne insistono sulla mancanza di indumenti adeguati e sulle difficoltà legate alla sua non autosufficienza.
Resta quindi aperta la questione relativa alle responsabilità assistenziali nel momento delle dimissioni e al coordinamento tra struttura sanitaria e servizi sociali territoriali.












