Un 46enne campano è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire all’Erario 2.878,44 euro, oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese di giustizia, per aver utilizzato un titolo di studio ritenuto falso allo scopo di accedere alle graduatorie scolastiche e ottenere incarichi come collaboratore scolastico nella provincia di Forlì-Cesena.
La decisione è stata pronunciata dalla sezione giurisdizionale per l’Emilia-Romagna della Corte dei Conti e riguarda una vicenda collegata a un’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania su un presunto sistema illecito legato a un istituto di Castellabate.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, la scuola sarebbe stata utilizzata per produrre centinaia di falsi diplomi e abilitazioni, destinati a consentire l’accesso irregolare alle graduatorie del personale Ata e docente in diverse regioni italiane.
Il diploma dichiarato per entrare nelle graduatorie Ata
Nel 2017 il 46enne aveva presentato domanda per essere inserito nella terza fascia delle graduatorie Ata 2017-2019 nel territorio di Forlì-Cesena.
Nella documentazione aveva dichiarato di possedere un diploma di qualifica come operatore dei servizi di ristorazione, conseguito nell’agosto 2013 presso l’istituto salernitano con una votazione di 100/100.
Grazie al titolo dichiarato, l’uomo aveva successivamente stipulato contratti a tempo determinato con l’Istituto Comprensivo Valle Savio di Mercato Saraceno e con la Scuola Primaria Circolo didattico Cesenatico 2.
Nel corso del 2019 aveva così percepito retribuzioni lorde per circa 2.800 euro.
Le verifiche dell’Ufficio Scolastico Regionale e gli accertamenti delegati alla Guardia di Finanza di Bologna hanno però fatto emergere una serie di irregolarità.
Le verifiche e la condanna per danno erariale
La matricola indicata sul documento sarebbe risultata appartenente a un altro istituto statale di Nocera Inferiore. Inoltre, presso la scuola paritaria indicata dall’uomo non sarebbe mai stata organizzata una sessione straordinaria d’esame nel mese di agosto.
Il procedimento davanti alla Corte dei Conti si è celebrato in assenza dell’interessato, rimasto contumace.
I giudici hanno riconosciuto la sussistenza del dolo, ritenendo che il 46enne fosse consapevole della falsità del titolo utilizzato per entrare nelle graduatorie.
Il collegio presieduto dal magistrato Massimo Perin ha richiamato inoltre il principio secondo cui una prestazione lavorativa ottenuta con dolo e svolta senza possedere i requisiti richiesti è qualitativamente inferiore e priva di valore giuridico.
Il danno erariale è stato quindi quantificato nell’intero ammontare delle retribuzioni ricevute: 2.878,44 euro, ai quali dovranno aggiungersi rivalutazione monetaria, interessi e spese di giustizia.












