Tra Divina Commedia e carciofo bianco

di Federico Martino

Pertosa, un paese con poco più di 600 abitanti, 70 chilometri a sud di Salerno, è nota per le sue grotte: straordinarie cavità naturali originate in seguito a fenomeni carsici. Abitate fin dall’età della pietra, le grotte di Pertosa si sviluppano per oltre 2.500 metri con caverne e gallerie imponenti attraversate da corsi d’acqua navigabili tra stalattiti e stalagmiti. Si tratta sicuramente di uno dei luoghi più suggestivi del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. In estate, le grotte sono rese ancora più suggestive dalla rappresentazione dell’Inferno di Dante. La magia si ripete ogni fine settimana: con la guida di Dante in persona ci si inoltra nei cunicoli scavati nelle viscere della montagna e, di caverna in caverna, si incontrano Paolo e Francesca, Ulisse, Minosse, il Conte Ugolino e molti altri protagonisti del primo cantico della Divina Commedia. Sono gli spettatori a muoversi all’interno della scena e ad andare incontro ai personaggi. Non ci sono quinte e fondali di cartapesta, ma uno scenario preistorico che conta 35 milioni di anni. Per l’Acheronte, il fiume infernale, non c’è stato bisogno di ricorrere ad artifizi: le grotte di Pertosa sono attraversate da un fiume sotterraneo, il Negro, che genera un laghetto ed una cascata, e che si solca su un barcone fino alla sponda dove ha inizio il viaggio nei 10 cerchi dell’inferno. Un gioco di luci e suoni ed una serie di videoistallazioni d’arte contemporanea arricchiscono lo show che si snoda per circa un chilometro e coinvolge oltre 30 attori e ballerini.

Le rappresentazioni  si tengono tutti i venerdì mattina e sabato sera. Ma Pertosa – con i comuni limitrofi di Auletta, Caggiano e Salvitelle – custodisce un altro unicum di biodiversità. Qui si coltiva una varietà di carciofi fra le più insolite della penisola: il carciofo bianco di Pertosa o del basso Tanagro, il fiume che attraversa tutta la zona di coltivazione, posta fra i 300 e i 700 metri sul livello del mare. Il nome esprime la sua caratteristica più evidente: è un carciofo di colore chiarissimo, tra il verde tenue e il bianco argenteo. Le infiorescenze sono grandi, rotonde, globose, senza spine e con un caratteristico foro alla sommità. Ad oggi, appena tre ettari sono destinati al carciofo bianco, divisi fra una trentina di contadini che coltivano perlopiù per il consumo familiare in piccoli appezzamenti ai bordi dei campi. Una realtà produttiva marginale quindi, eppure le potenzialità di questo prodotto sono straordinarie. Le rare qualità organolettiche, unite alla sua salubrità (la coltivazione, se pure priva di certificazione, è assolutamente naturale, non prevedendo né trattamenti, né concimi chimici), fanno del carciofo bianco un possibile traino per tutta l’economia agricola della zona. I produttori, che si sono subito riuniti in un consorzio, sono supportati dagli studi e dalla consulenza scientifica della dottoressa Rosa Pepe, ricercatrice presso l’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Pontecagnano, il cui direttore, il professor Vitangelo Magnifico, è sicuramente uno dei massimi esperti al mondo di carcioficoltura. L’obiettivo è di ritrovare un mercato per questo prodotto, coinvolgendo innanzitutto la ristorazione locale. Dato che questo carciofo è eccellente sott’olio, a Pertosa è già in fase di attuazione un progetto che permetterà di realizzare un moderno centro di confezionamento dei carciofini in olio extravergine di oliva Dop delle Colline Salernitane.

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