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23 Ottobre 2026
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Processo Alfieri, le difese replicano alle richieste di condanna

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Processo Alfieri, le difese replicano alle richieste di condanna

Dopo la requisitoria della Procura nel processo a Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio Paestum ed ex presidente della Provincia di Salerno, arrivano le reazioni degli avvocati difensori. Il procedimento, in corso davanti al Tribunale di Vallo della Lucania, riguarda presunte irregolarità nelle gare d’appalto per la pubblica illuminazione e contestazioni di corruzione.

Il procuratore capo Francesco Rotondo, al termine di un intervento durato oltre due ore, ha chiesto per Alfieri una pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione, con aumento fino a 7 anni, oltre a 500 euro di multa.

Per l’imprenditore Vittorio De Rosa la richiesta è di 6 anni e 4 mesi. Sono state formulate richieste di pena inferiori per Carmine Greco, Andrea Campanile e Alfonso D’Auria.

Per Elvira Alfieri, invece, la pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Le posizioni degli avvocati dopo la requisitoria

Il difensore dell’ex sindaco, Domenicantonio D’Alessandro, ha spiegato di considerare le richieste del pubblico ministero coerenti con l’impostazione accusatoria, senza ravvisarvi elementi capaci di modificare la posizione della difesa.

Il legale ha ribadito la convinzione dell’innocenza del proprio assistito, sottolineando che la richiesta di condanna rappresenta una conseguenza delle contestazioni sostenute dalla Procura.

Una posizione analoga è stata espressa dall’avvocato Antonello Natale, difensore degli amministratori della Dervit.

Natale ha dichiarato di ritenere disponibili argomenti idonei a dimostrare l’innocenza dei suoi assistiti, anticipando così l’impostazione che sarà sviluppata nelle arringhe difensive.

Più articolata la posizione dell’avvocato Cecchino Cacciatore, che rappresenta Andrea Campanile, ex capo staff di Alfieri.

Per Campanile la Procura ha chiesto una condanna a 2 anni di reclusione, con aumento a 2 anni e 6 mesi.

Cacciatore ha commentato la requisitoria con toni apparentemente elogiativi, sostenendo però che il pubblico ministero avrebbe valorizzato elementi non riscontrabili nelle immagini e non emersi durante il dibattimento.

Una valutazione che si inserisce nella strategia difensiva e che contesta la consistenza degli elementi posti a sostegno dell’accusa.

Sentenza attesa il 19 novembre a Vallo della Lucania

Tra gli aspetti del procedimento figurano anche le intercettazioni che coinvolgono Franco Alfieri e Andrea Campanile, richiamate nell’impianto accusatorio.

La loro interpretazione e il peso probatorio attribuito ai contenuti acquisiti costituiscono alcuni degli elementi sui quali si confrontano accusa e difese.

Con la conclusione della requisitoria del pubblico ministero, il processo si avvia verso la fase dedicata agli interventi dei legali degli imputati.

Durante le prossime udienze, gli avvocati potranno illustrare nel dettaglio le proprie argomentazioni e contestare le ricostruzioni prospettate dalla Procura.

La sentenza di primo grado è prevista per il 19 novembre davanti al Tribunale di Vallo della Lucania.

Le richieste di pena formulate dalla pubblica accusa non costituiscono una decisione giudiziaria e saranno valutate dal collegio insieme agli elementi emersi nel corso del dibattimento.

Fino alla pronuncia del Tribunale, resta ferma la presunzione di innocenza di tutti gli imputati.

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