Vecchio e nuovo, paesi che si incontrano

di Federico Martino

                                                                                                         ROSCIGNO

Roscigno è un comune di 993 abitanti della provincia di Salerno, fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il nome del paese è una derivazione dalla dizione dialettale "russignuolo", vale a dire usignuolo. Ha una economia agricola: abbondano sul suo territorio numerosi terreni coltivati ad olivi e viti.
Il Comune di Roscigno si divide in due parti: Roscigno Vecchia e Roscigno Nuovo. Roscigno Vecchia, il centro storico, è una frazione completamente disabitata a causa della presenza di diverse frane. Il centro storico di Roscigno inizia a svuotarsi intorno all’anno 1902 a causa di due ordinanze del genio civile (la legge speciale n. 301 del 7 luglio 1902 e la legge n. 445 del 9 luglio 1908) che obbligano la popolazione al trasferimento nell’attuale ubicazione del paese, Roscigno nuovo. In Roscigno Vecchia attualmente risiede un solo abitante, Giuseppe Spagnolo, che girovaga per le vie deserte del paese dove, però, ogni tanto giunge qualche turista e l’anziano abitante ne approfitta per fare da cicerone. Nel 2000 il paesino contava 4 abitanti.

                                                                                                    IL BORGO MEDIOEVALE

La storia di Roscigno è simile a quella dei piccoli centri di origine medioevale del Cilento interno.
Nato come insediamento agro-pastorale, il borgo, sopravvissuto negli anni per la posizione sicura sulle colline, lontano dalle rotte di maggiore percorrenza commerciale e militare, tuttavia è stato vittima dello sfruttamento feudale e poi di avvenimenti traumatici: la frana, che l’ha costretto a continui trasferimenti in zone più solide, e l’emigrazione, che fin dal primo dopoguerra gli ha inferto un duro colpo spopolandolo in gran parte
La frana obbligò i roscignoli a spostarsi varie volte. Il primo nucleo abitato infatti si trovava molto più a valle, vicino ai fiumi Ripiti e Fasanella, le cui acque causavano lo smottamento del suolo. Un primo trasferimento degli abitanti verso nord si è verificato nel XVI secolo, un altro intorno al 1770, quando fu abbattuta la vecchia chiesa e costruita quella di S.Nicola, in località Piano, dove si trova ora. L’ultimo trasferimento è quello definitivo nel nuovo centro a 1 km di distanza.
Il trasferimento
Due ordinanze del Genio Civile (1907 e 1908) stabilirono lo sgombero del paese e la costruzione di nuove case in un altro centro piú a monte, in terra sicura. Cominciò cosí un lento trasferimento degli abitanti, che non volevano lasciare il paese.
Ma un abbandono completo non c’è mai stato: il paese si ripopola ogni giorno per il passaggio dei contadini e degli animali verso i campi, la piazza è ancora un punto d’incontro e le case meglio conservate sono diventate depositi di attrezzi e stalle. Portali, archi, muri in pietra viva, pareti intonacate con malta e sabbia, finestre e balconcini in ferro battuto sono gli elementi essenziali dell’architettura roscignola. Le case povere, i palazzotti e le cappelle signorili, appena riconoscibili dalle rare cornici decorate, la chiesa settecentesca dalla facciata sobria e la struttura urbanistica medioevale fanno del paese un esempio unico di museo a cielo aperto.

                                                                                                      ARCHEOLOGIA

Sul Monte Pruno, a 2 km da Roscigno, sono venute alla luce abitazioni e sepolture con ricchi corredi risalenti ad un arco cronologico tra il VII e il III sec. a.C.: gioielli di ambra intagliata, armi, vasellame in argento, bronzo e in ceramica, utensili, appartenenti, tra l’altro, ad una tomba "principesca". Complesse strutture e una poderosa cinta fortificata testimoniano l’esistenza di un antico e vasto insediamento stabile.

                                                                                                         MUSEO

Nei locali restaurati dell’ex casa canonica e del vecchio municipio c’è oggi il museo di civiltà contadina che raccoglie le testimonianze della vita e del lavoro della gente di Roscigno, circa cinquecento pezzi ordinati secondo i temi dei cicli lavorativi specifici della zona e organizzati in moderni criteri espositivi.
La raccolta è attualmente divisa in sei sale, ciascuna dedicata ad uno o più aspetti della cultura popolare locale: il ciclo della vite e del vino, il ciclo dell’olivo e dell’olio, l’allevamento e la produzione del formaggio, la lavorazione dei campi, il ciclo del grano, l’aratura, la mietitura e la trebbiatura, il trasporto, la lavorazione della lana, la produzione del pane, la casa.
I vari processi produttivi vengono mostrati ai visitatori nelle successioni delle stanze, con l’integrazione di immagini fotografiche, didascalie, grafici, mappe e documenti storici.
Il museo conserva una buona collezione di fotografie storiche, un piccolo archivio storico, fotografico e video-fotografico moderno per i documenti sonori e per la memoria delle attività lavorative e gli ambiti di vita quotidiana tradizionali in via di sparizione.
L’esposizione non ricostruisce con ingenuo realismo ambienti e scenette di vita, ma cerca di mostrare la storia e la funzione degli oggetti, e anche le varie trasformazioni: l’ordine dei pezzi ripercorre le fasi del processo lavorativo, che si tenta di simulare attraverso la successione spaziale all’interno delle sale.
I calendari agrari, le fotografie storiche e moderne, le didascalie dialettali, le interviste ai contadini, i video, i documenti d’archivio, le ricostruzioni grafiche delle tecniche mostrano anche la sincronia delle lavorazioni e offrono una pluralità di livelli di lettura.


La storia di Spagnuolo: 

https://www.giornaledelcilento.it/it/borghi_giuseppe_spagnuolo_pro_loco_sindaco_dottore_muratore_e_custode_di_roscigno_vecchia.html

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