La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio sta mettendo in difficoltà la produzione industriale, la distribuzione alimentare e i servizi pubblici in diverse regioni del Mezzogiorno. Dai supermercati con scaffali vuoti agli stabilimenti costretti a interrompere l’attività, le conseguenze dei blocchi stanno interessando numerosi settori economici.
La mobilitazione, iniziata l’11 ottobre nel Foggiano, si è progressivamente estesa ad altre regioni meridionali. Alla base della protesta c’è anche la scadenza, il 6 ottobre, di uno sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio, seguita da un aumento dei prezzi.
Il trasporto su gomma, fondamentale per la distribuzione delle merci, è particolarmente esposto alle interruzioni, soprattutto per le piccole imprese di autotrasporto.
Pastifici e industria automobilistica: produzione interrotta
Tra le aziende interessate figurano i pastifici Garofalo e Rummo, in Campania, e La Molisana, a Campobasso, dove la mancata disponibilità di semola ha provocato l’interruzione delle attività produttive.
Anche lo stabilimento Stellantis di Atessa, in provincia di Chieti, ha fermato la produzione per l’assenza dei componenti necessari.
Difficoltà analoghe riguardano i molini Caputo. L’amministratore delegato Antimo Caputo ha spiegato che gli stabilimenti sono stati fermati a causa della saturazione dei magazzini e dell’impossibilità di distribuire semole e farine.
La crisi interessa inoltre il settore agricolo, con produttori impossibilitati a consegnare le merci e allevamenti che incontrano difficoltà nel ricevere mangimi.
Nel commercio alimentare cresce la preoccupazione. Antonio Apuzzo, amministratore delegato della catena Sole-365, ha segnalato il rischio di chiusura dei punti vendita per la progressiva mancanza di prodotti sugli scaffali.
Blocchi nel Mezzogiorno e confronto con il Governo
In Campania i presidi hanno interessato importanti snodi logistici, tra cui l’autostrada A30 a Nola, l’A1, il porto di Napoli e alcune zone industriali.
In Calabria sono stati organizzati diciassette presidi tra il porto di Gioia Tauro, l’aeroporto di Lamezia Terme e gli svincoli dell’A2. Mobilitazioni anche in Sicilia, dove è stato proclamato il fermo dei mezzi, e nel Lazio, con iniziative ai caselli di Frosinone e Ferentino.
Alla protesta degli autotrasportatori si sono affiancate altre vertenze, tra cui quelle degli agricoltori pugliesi e dei lavoratori ex Ilva di Taranto. I blocchi agli accessi della raffineria Eni hanno contribuito alle difficoltà di distribuzione del carburante in Puglia.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha anticipato un incontro con le rappresentanze degli autotrasportatori, al quale ha partecipato anche il viceministro Edoardo Rixi.
Il confronto non ha determinato la conclusione generale della protesta, anche se i rappresentanti siciliani hanno deciso di allentare la mobilitazione. In altre aree del Sud i presidi potrebbero proseguire fino al 27 ottobre, quando è previsto un nuovo vertice.
Nel frattempo la Prefettura di Napoli ha predisposto misure per garantire il trasporto di farmaci, carburanti e prodotti deperibili, attivando anche un servizio di reperibilità continuativo.
Le conseguenze coinvolgono infine il trasporto pubblico e la raccolta dei rifiuti, entrambi condizionati dalle difficoltà di rifornimento e di accesso agli impianti. La ripresa della normale distribuzione delle merci resta legata all’evoluzione dei blocchi e del confronto istituzionale.












