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3 Novembre 2026
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Superbonus, 18,5 miliardi di crediti rinviati: dal Cilento l’allarme delle imprese

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Superbonus, 18,5 miliardi di crediti rinviati: dal Cilento l’allarme delle imprese

La manovra di Bilancio 2027 prevede di dilazionare in dieci anni una quota dei crediti fiscali. Vincenzo Pasquale Caputo, amministratore di Dreams Resort: «A rischio stipendi, fornitori e migliaia di posti di lavoro».

PALINURO – La legge di Bilancio 2027 rischia di mettere in difficoltà migliaia di imprese italiane, con pesanti ripercussioni sulla liquidità aziendale, sugli investimenti e sull’occupazione. A lanciare l’allarme dal Cilento è Vincenzo Pasquale Caputo, amministratore di Gestioni Turistiche S.r.l. – Dreams Resort, gruppo che gestisce 16 strutture ricettive tra Campania, Basilicata, Calabria e Puglia, dando lavoro a 1.050 dipendenti. Al centro della contestazione c’è l’articolo 37 del disegno di legge di Bilancio 2027, che modifica le modalità di utilizzo di una parte dei crediti fiscali legati al Superbonus.

La disposizione prevede che la quota utilizzabile nel 2027, relativa alle spese sostenute nel 2023, venga distribuita in dieci rate annuali fino al 2036. Secondo i dati riportati nella relazione tecnica e richiamati dall’azienda, la misura interesserebbe circa 20,5 miliardi di euro. Di questi, poco più di due miliardi resterebbero utilizzabili nel 2027, mentre circa 18,5 miliardi verrebbero rinviati agli esercizi successivi.

L’allarme delle imprese: «Cambiano le regole a partita chiusa»

Una modifica che, secondo Caputo, rischia di compromettere gli equilibri finanziari delle aziende che hanno acquistato crediti fiscali confidando nelle scadenze originariamente previste.

«Siamo di fronte a una norma che cambia le regole a partita chiusa», denuncia l’imprenditore. «Centinaia di imprese hanno acquistato questi crediti pagandoli per intero, sulla base di un anno di utilizzo che lo Stato stesso ha certificato attraverso la Piattaforma dell’Agenzia delle Entrate».

Le conseguenze, secondo l’amministratore di Dreams Resort, potrebbero essere particolarmente gravi per le aziende che avevano già programmato di utilizzare quei crediti per compensare imposte e contributi.

«Per un’azienda come la nostra, il rischio concreto di questa manovra è far saltare il pagamento degli stipendi e dei fornitori e far crescere i debiti delle imprese con il Fisco», sottolinea Caputo, evidenziando come il provvedimento intervenga su risorse già considerate disponibili nei bilanci aziendali.

A rischio anche le piccole e medie imprese

La preoccupazione non riguarda esclusivamente il settore turistico. Tra le realtà potenzialmente penalizzate figurano le imprese edili che hanno applicato lo sconto in fattura e le aziende del commercio e di altri comparti che hanno investito liquidità nell’acquisto dei crediti fiscali.

Per molte piccole e medie imprese, il rinvio decennale potrebbe determinare difficoltà nella gestione delle scadenze, rallentamenti negli investimenti e conseguenze sull’occupazione.

«Per molte di queste aziende quella rata rappresenta la cassa del 2027», osserva Caputo. «Dilazionarla in dieci anni significa togliere liquidità già programmata e bloccare gli investimenti: in tutta Italia sono a rischio migliaia di posti di lavoro».

L’imprenditore riferisce inoltre di aver ricevuto decine di telefonate da parte di colleghi preoccupati per gli effetti della disposizione.

L’appello al Parlamento: «Stralciare l’articolo 37»

Oltre alle conseguenze economiche, Gestioni Turistiche solleva dubbi sulla legittimità della misura, richiamando i principi di affidamento e buona fede tutelati dallo Statuto dei diritti del contribuente. Secondo l’azienda, la modifica inciderebbe indistintamente su soggetti con capacità finanziarie molto differenti, senza considerare le difficoltà delle realtà imprenditoriali più piccole.

Da qui la richiesta di un intervento parlamentare durante l’esame della manovra.

«Chiediamo lo stralcio dell’articolo 37 o, in subordine, una correzione che salvaguardi la rata 2027 delle imprese, che non hanno la capacità di assorbire un rinvio decennale senza conseguenze su occupazione e investimenti», conclude Caputo.

L’amministratore ricorda infine il precedente dello scorso anno, quando il blocco delle compensazioni con i contributi INPS venne ritirato dopo la mobilitazione delle imprese, auspicando un analogo ripensamento.

La questione resta dunque aperta nell’ambito dell’iter parlamentare della legge di Bilancio 2027. Per le imprese coinvolte, la richiesta è quella di preservare la possibilità di utilizzare crediti già acquisiti secondo le scadenze previste, evitando che il rinvio delle compensazioni si traduca in nuove difficoltà finanziarie e occupazionali.

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