Due persone residenti a Salerno sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Bolzano nell’ambito di un’inchiesta su un presunto sistema di truffe e riciclaggio internazionale che avrebbe consentito di sottrarre alle vittime complessivamente 150mila euro. Altre cinque persone risultano iscritte nel registro degli indagati, tra cui una donna residente a Bolzano, ritenuta coinvolta nel meccanismo fraudolento.
L’indagine è stata avviata in seguito alle denunce presentate da alcuni cittadini che avevano segnalato di essere stati raggirati attraverso false comunicazioni provenienti da sedicenti appartenenti alle forze dell’ordine o da presunti funzionari bancari.
Gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno permesso di ricostruire un sistema basato sull’utilizzo di conti correnti intestati a prestanome, attraverso i quali sarebbero transitate le somme ottenute illecitamente.
L’operazione ha portato anche all’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei profitti riconducibili alle attività contestate.
Il sistema del finto carabiniere e dei falsi funzionari bancari
Secondo quanto emerso dalle indagini, uno dei principali metodi utilizzati dagli indagati era quello comunemente conosciuto come truffa del finto carabiniere.
Le vittime venivano contattate da persone che si presentavano come appartenenti alle forze dell’ordine oppure come dipendenti di istituti di credito.
Durante le comunicazioni venivano segnalate presunte anomalie finanziarie, in realtà inesistenti, con l’obiettivo di convincere gli interlocutori che i loro risparmi fossero esposti a un pericolo imminente.
Facendo leva sulla preoccupazione dei cittadini, i truffatori li inducevano a trasferire il denaro su conti bancari presentati come sicuri.
In questo modo, le somme finivano nella disponibilità della rete fraudolenta, che avrebbe successivamente utilizzato rapporti bancari intestati a soggetti compiacenti per movimentare i proventi.
La presenza di prestanome costituiva uno degli elementi centrali del presunto sistema di riciclaggio internazionale individuato dagli investigatori.
Identità digitali clonate e sequestro dei profitti
Le attività investigative avrebbero inoltre documentato un’evoluzione delle modalità operative del gruppo.
Accanto alle telefonate fraudolente e ai falsi allarmi relativi ai conti correnti, gli indagati avrebbero iniziato a utilizzare anche identità digitali clonate per richiedere finanziamenti a istituti di credito.
Attraverso questo meccanismo, sarebbero state presentate domande di prestito sfruttando indebitamente le generalità di persone estranee alle operazioni.
Gli istituti finanziari coinvolti avrebbero quindi ricevuto richieste apparentemente riconducibili a soggetti legittimati, mentre le identità utilizzate sarebbero state acquisite e impiegate in maniera illecita.
L’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Bolzano ha portato all’individuazione dei presunti responsabili e all’adozione delle misure cautelari nei confronti dei due residenti a Salerno.
Contestualmente, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei profitti ritenuti riconducibili alle attività fraudolente.
Il provvedimento patrimoniale mira a sottrarre alla disponibilità degli indagati le somme accumulate attraverso le condotte contestate.
Complessivamente, il procedimento coinvolge sette persone, due delle quali arrestate e altre cinque sottoposte a indagine.
Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.












