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Velia, nel parco archeologico spuntano i mattoni del primo santuario della città focea

di Marianna Vallone

Straordinaria scoperta archeologica nel Cilento dove, nel Parco archeologico di Velia sono emersi i mattoni di un primo santuario, risalente a 2.600 anni fa. «Dagli scavi archeologici in corso è emersa una struttura costruita con mattoni crudi (essiccati al sole) e intonacata, di cui sono ben visibili i blocchi della zoccolatura e i resti dell’elevato. – spiegano dal Parco archeologi o – La struttura fonda direttamente sul banco di roccia modellato con opportune lisciature e tagli di canali. Si tratta verosimilmente dei resti del primo santuario della città focea. Al suo interno dovevano essere conservate e esposte armi e armature insieme con numerosi altri manufatti, alcuni dei quali iscritti».

La struttura rinvenuta in queste settimane si data ai decenni finali del VI secolo a.C., all’indomani della fondazione della città avvenuta nel 540 a.C. La struttura recuperata in questi giorni di autunno si collega alle altre opere rinvenute negli anni ’50 e ’90. L’insieme ci restituisce l’iniziale topografia architettonica dell’Acropoli di Elea. Tutte le testimonianze si inseriscono in un quadro di sovrapposizioni di strutture e strati che narra una storia dall’età del Bronzo al periodo medievale. «Altro aspetto importante riguarda il rapporto tra la struttura in mattoni crudi e il tempio maggiore della città, ancora visibile sul terrazzo dell’acropoli, e che distrusse e sostituì, verosimilmente giá intorno al 450 a C., l’edificio più antico.Vi ricordiamo che è possibile visitare ogni giorno gli scavi i cui esiti sono importanti non solo sul piano della conoscenza ma anche su futuri progetti di fruizione», spiegano.

©Riproduzione riservata




A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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