Svolta storica in Ungheria, dove le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026 segnano la fine di un’era politica durata 16 anni. Il partito d’opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, ottiene una vittoria schiacciante conquistando 138 seggi e assicurandosi una maggioranza dei due terzi in Parlamento, soglia che consente anche modifiche costituzionali.
Il risultato rappresenta una netta battuta d’arresto per Viktor Orbán e il suo partito Fidesz, al potere ininterrottamente dal 2010, che si fermano a 55 seggi. Più distanziata la formazione di estrema destra Mi Hazánk, che otterrebbe 6 seggi.
Secondo i dati disponibili, l’affluenza ha raggiunto il 77,8%, la più alta nella storia post-comunista del Paese, segno di una mobilitazione straordinaria dell’elettorato in un passaggio considerato cruciale per il futuro democratico dell’Ungheria.
La vittoria del Tisza apre ora una fase del tutto nuova: con la “super-maggioranza”, il partito di Magyar potrà intervenire su assetti istituzionali e riforme chiave, dopo anni segnati dal consolidamento del potere da parte di Orbán.
Restano da chiarire tempi e modalità della transizione politica, mentre da Budapest e dalle capitali europee arrivano le prime reazioni a un esito che potrebbe ridefinire i rapporti tra l’Ungheria e l’Unione europea.












