Quando le temperature si abbassano e il cibo diventa più difficile da trovare, alcuni animali affrontano l’inverno entrando in uno stato di profondo risparmio energetico. Tra i protagonisti di questa strategia ci sono ghiri, marmotte, ricci e pipistrelli, ma anche rettili e anfibi adottano forme di torpore per superare i mesi più freddi. Il letargo, tuttavia, non è uguale per tutti e non coincide semplicemente con un lungo sonno.
Il fenomeno interessa soprattutto alcune specie di mammiferi, che riducono sensibilmente il metabolismo e, nei casi di ibernazione più profonda, la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e la respirazione. Questi cambiamenti consentono di consumare meno energia e utilizzare le riserve accumulate prima dell’inverno. Secondo le spiegazioni scientifiche raccolte dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il rallentamento delle funzioni fisiologiche è una delle strategie evolutive con cui gli animali affrontano condizioni ambientali sfavorevoli.
IL GHIRO E LA MARMOTTA, CAMPIONI DEL LETARGO
Tra gli animali più rappresentativi c’è il ghiro, piccolo roditore notturno diffuso anche in Italia. Durante la stagione fredda si rifugia in cavità degli alberi, tane o altri ripari protetti, dove può trascorrere diversi mesi in letargo. Per affrontare questo periodo accumula riserve di grasso durante la bella stagione.
Anche la marmotta, tipica delle aree montane, trascorre l’inverno in tane sotterranee. Il suo metabolismo rallenta drasticamente e la temperatura corporea diminuisce, consentendole di limitare il consumo delle riserve energetiche fino al ritorno di condizioni più favorevoli.
Un altro esempio è il riccio europeo, che durante i mesi freddi può entrare in letargo, soprattutto nelle regioni in cui le basse temperature e la ridotta disponibilità di insetti rendono difficile alimentarsi. Prima di questo periodo deve accumulare sufficienti riserve di grasso, indispensabili per sopravvivere fino alla primavera.
PIPISTRELLI E PICCOLI MAMMIFERI
Molte specie di pipistrelli affrontano l’inverno entrando in ibernazione, spesso in grotte, cavità naturali o altri rifugi caratterizzati da condizioni relativamente stabili. La riduzione dell’attività metabolica permette loro di superare i periodi in cui gli insetti, principale fonte di alimento per numerose specie, sono poco disponibili.
Anche alcuni criceti e altri piccoli roditori sono capaci di entrare in stati di torpore prolungato. Il comportamento, la durata e l’intensità del fenomeno variano però secondo la specie e le condizioni ambientali: non tutti gli animali che rallentano la propria attività attraversano un vero letargo stagionale.
E GLI ORSI? NON DORMONO PER TUTTO L’INVERNO
Nell’immaginario comune il letargo è associato soprattutto all’orso. La realtà biologica è più articolata: l’orso bruno attraversa un periodo di torpore invernale durante il quale riduce l’attività e il consumo energetico, ma la sua temperatura corporea diminuisce meno drasticamente rispetto a quella dei piccoli mammiferi che praticano un’ibernazione profonda.
L’animale può trascorrere settimane o mesi nella tana senza alimentarsi, utilizzando le riserve di grasso accumulate in precedenza. Una ricerca condotta dall’Università di Padova e dall’Istituto Veneto di Medicina Molecolare, pubblicata nel gennaio 2025 e rilanciata dall’ANSA, ha inoltre approfondito i meccanismi molecolari che consentono agli orsi bruni di preservare la massa muscolare durante l’inattività prolungata.
Per questo motivo, in ambito scientifico è importante distinguere il torpore invernale dell’orso dall’ibernazione profonda di altre specie, anche se nel linguaggio comune entrambi i fenomeni vengono spesso chiamati letargo.
RETTILI E ANFIBI, IL TORPORE AL FREDDO
Non sono soltanto i mammiferi a ridurre la propria attività durante l’inverno. Serpenti, lucertole e tartarughe possono attraversare periodi di forte inattività quando le temperature scendono. Negli animali ectotermi, che dipendono in larga misura dall’ambiente esterno per regolare la temperatura corporea, il freddo rallenta i processi fisiologici.
Per rettili e anfibi si parla spesso di brumazione o, più in generale, di torpore invernale, anziché di ibernazione nel senso più stretto utilizzato per alcuni mammiferi. Le modalità cambiano secondo la specie: alcuni animali si rifugiano nel terreno, altri trovano riparo tra le rocce, sotto tronchi o nei fondali di stagni e corsi d’acqua.
Tra gli anfibi italiani, tritoni, salamandre e alcune specie di rane possono superare la stagione fredda in rifugi protetti o in ambienti acquatici adatti. La capacità di resistere alle basse temperature dipende dagli adattamenti fisiologici di ciascuna specie e dalle condizioni del luogo in cui vive.
ANCHE CHIOCCIOLE E INSETTI RALLENTANO L’ATTIVITÀ
Il freddo e la scarsità di risorse possono indurre strategie di sopravvivenza anche in numerosi invertebrati. Le chiocciole, per esempio, possono ritirarsi nel guscio e ridurre l’attività durante i periodi freddi o particolarmente secchi. Molti insetti superano invece le stagioni sfavorevoli attraverso la diapausa, uno stato di sviluppo e attività fisiologica sospesa o rallentata, che non va confuso automaticamente con il letargo dei mammiferi.
Esistono anche animali che adottano strategie analoghe durante l’estate. Nei climi caldi e aridi, alcune specie entrano in estivazione per affrontare la siccità e la mancanza d’acqua. Il principio è simile: limitare il dispendio energetico e idrico fino al ritorno di condizioni più favorevoli.
NON DISTURBARE GLI ANIMALI IN LETARGO
Il letargo è una fase delicata del ciclo biologico. Un risveglio anticipato può comportare un consumo significativo di energia, soprattutto per le specie che dipendono dalle riserve di grasso accumulate in autunno. Disturbare pipistrelli nelle grotte o ricci nei loro rifugi può quindi compromettere la loro sopravvivenza.
La regola, per chi frequenta boschi, grotte e ambienti naturali durante l’inverno, è evitare di toccare gli animali, spostare i loro ripari o illuminarli ripetutamente. La protezione degli habitat e la tranquillità dei rifugi sono condizioni importanti perché possano superare la stagione fredda.












