Non processi senza fine ma colpire la tasca degli abusivi con confische e ruspe

Infante viaggi

E’ forse una congiunzione astrale propizia per la difesa dell’ambiente cilentano.
Sequestri di ville, lidi balneari, alberghi, capannoni , e adesso l’ecomo0stro sulla rupe del Mingardo, tutti semplicemente abusivi o che deturpano il paesaggio.
Abusi che però sono lì da anni sebbene denunciati da associazioni ecologiste o semplici cittadini.
Rinomate coste di Palinuro, Camerota, Pollica, Scario – ma anche zone interne come il Cervati- tutte nel Parco nazionale, patrimonio dell’Umanità, sono state aggredite dal “cemento selvaggio”.

Il suolo è una risorsa ambientale limitata e non rinnovabile – si afferma in numerosi dossier -,  pertanto il suo consumo è prima di tutto un danno grave per l’ambiente.

L’altro giorno abbiamo saputo, finalmente, del sequestro del cosiddetto “Centro di studi su le migrazioni uccelli”. Il “Panettone” per i locali, “l’Ecomostro” per tutti.
Ma non è un illecito recente: risale infatti al 2004 e prima la sua realizzazione voluta dalla Regione, dal comune di Centola, dal Parco e Comunità montana, con la benedizione della Soprintendenza.
Poco tempo dopo la struttura fu anche  vandalizzata pesantemente: porte sfondate, le grandi vetrate , con vista sulla valle, infrante, servizi divelti.

Fatta propria la segnalazione, la Lipu spediva un esposto (2 agosto2007) a questi enti ,denunciando l’opera come “impropria e con grave impatto negativo sul paesaggio protetto del Parco nazionale”.
“ Giù quell’ecomostro” si raccomandava, Anzi il Codacons di Salerno, su sollecitazione della Lipu, avanzava un formale esposto-denuncia (aprile 2009) alla Corte dei Conti e p.c. al Ministero, alla Procura della Repubblica di Vallo, notificando altresì alla Conte dei Conti europea vista la natura comunitaria del finanziamento. Si chiedeva che “vengano svolti gli accertamenti necessari e opportuni al fine di verificare se […] si sia prodotto un danno erariale”.

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Ebbene, approfittiamo di questo stato propizio. e chiediamo di arginare questo processo di consumo del suolo,  considerato, a torto, come la strada verso l’occupazione e il benessere dei cilentani, colpendo “la tasca degli abusivi con confische e ruspe” (Pm Greco).

 

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