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12 Luglio 2026
12 Luglio 2026

Aspettando il Meeting del Mare: intervista ai Malatja

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Aspettando il Meeting del Mare: intervista ai Malatja

Fra i grandi ritorni sul palco del Meeting Del Mare non c’è solo quello di Caparezza ma anche il ritorno della sfrontata band di Angri.

I Malatja tornano a Marina Di Camerota dopo 3 anni dall’ultima volta, quando salirono sul palco poco prima di Roy Paci & Aretuska.

Quest’anno saranno in apertura agli Africa Unite il 27 maggio.

Paolo Sessa, cantante e chitarrista della band, si presenta così al Giornale del Cilento.

D: Calcate i palchi da più di 10 anni e siete una delle realtà di punta del rock salernitano. Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi che emergono in maniera rilevante dalla scena di Salerno?
R: Non direi che siamo una realtà così legata alla città di Salerno, piuttosto siamo la band che incarna i valori della provincia. Una sorta di outsiders del rock&roll abituati a sgomitare nelle jungle di provincia, fra le 1000 difficoltà di una band che vuole gridare le proprie idee.

D: È uscito da poco il vostro nuovo video “Nun sia maje dio” ed è anche iniziato il nuovo tour che vi vedrà impegnati in varie date. Ci sarà anche un nuovo disco o cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo dei Malatja?
R: Sicuramente dopo il video “Nun sia maje dio” (regia di Luigi Marmo) ci sarà un nuovo album al quale stiamo già lavorando, abbiate fede.

D: Negli ultimi tempo c’è stato un cambio di formazione. Il basso è passato fra le braccia di Daniela De Martino. Ci racconti questo cambio di line-up?
R: Scelte di natura artistica ci hanno imposto un cambio del bassista, si apre la mitica era Dada De Martino!!!

D: Sei vicino ai giovani essendo un professore. Nelle nuove generazioni riesci a vedere la forza che potrebbe portare ad un cambiamento e noti interesse per argomenti importanti come il referendum del 12 Giugno, oppure il processo di omologazione ad un pensiero che dà importanza solo al calcio e all’ultimo brand ha ormai affossato ogni pensiero libero?
R: Credimi, è una lotta difficile, bisogna fare tanta informazione perché i nemici della libertà di pensiero si annidano ovunque. Bisogna stanarli e combatterli dall’interno, creare per i giovani le condizioni favorevoli ad un cambiamento radicale sia per questioni politiche che sociali ed ideologiche. Nel mio piccolo cerco in ogni modo di favorire il pensiero critico e di abbattere ogni forma di omologazione sia col rock dei Malatja che con il mio nobile lavoro quotidiano.

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