Il Consiglio dei ministri ha deciso lo scioglimento del Comune di Pagani per infiltrazioni camorristiche, bloccando di fatto le elezioni amministrative previste a maggio.
Il provvedimento, adottato su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, arriva al termine di un’indagine approfondita condotta dalla commissione d’accesso nominata dalla Prefettura di Salerno.
Le accuse
Secondo quanto emerso, alcune cooperative e società legate alla criminalità organizzata avrebbero beneficiato di affidamenti pubblici, in particolare nei settori della raccolta rifiuti e della sanificazione durante il periodo Covid.
Le contestazioni riguardano reati come corruzione, turbativa d’asta e falso, oltre a presunti condizionamenti dell’attività amministrativa.
Il contesto giudiziario
L’inchiesta coinvolge nove persone tra funzionari ed ex amministratori. Tra gli indagati figurano anche l’ex sindaco Raffaele Maria De Prisco e l’ex assessore Pietro Sessa, inizialmente accusati di falso ideologico.
Le conseguenze
Con lo scioglimento, l’amministrazione comunale decade e sarà sostituita da una gestione commissariale che durerà circa due anni. Il provvedimento segna la terza volta che il Comune di Pagani viene sciolto per infiltrazioni mafiose.
Il clima in città
La decisione ha generato sgomento tra cittadini e candidati, soprattutto a pochi giorni dalla presentazione delle liste. Il sindaco ha espresso sorpresa per il decreto, mentre l’ex candidato Massimo D’Onofrio ha invitato a reagire per rilanciare l’immagine della città.
Nel frattempo, un gruppo di cittadini ha organizzato una manifestazione pubblica in piazza Sant’Alfonso, segno di una comunità che cerca risposte e riscatto.












