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Cilentani di ieri e di oggi, gente di terra e gente di mare

di Emilia Di Gregorio

Se è vero che “A acen’ a acen’ se face na macena”, eccoci pronti per aggiungere un nuovo pezzo al puzzle della società cilentana di un tempo. Un percorso che abbiamo cominciato parlando di gastronomia nel primo appuntamento e di donne cilentane nel secondo. Ancora una volta, il tema centrale della nostra rubrica sarà l’operosità del popolo cilentano che si rimbocca le maniche ed investe in ciò che ha, dal lavoro nei campi alla vita in mare. Volendo intraprendere un viaggio nel mondo contadino e nella cultura cilentana ad esso correlata, possiamo facilmente aiutarci con dei proverbi. Questi portano con sé l’eco di un passato ormai lontano, ma ancora vivo nella memoria dei nostri nonni. Un argomento, molto importante, legato al mondo contadino riguarda le condizioni meteorologiche, protagoniste di detti e proverbi antichi. Tutti avrete sentito dire qualche volta “Quanno lampa a Licosa piglia i ‘bbuoi e va li posa” oppure “Quanno lampa a Tresino piglia a zappa e camina”, infatti chiedendo ai fan di Costa del Cilento quali sono i proverbi cilentani che conoscono o che hanno sentito dai loro familiari, questi sono stati i più gettonati. È così che abbiamo cominciato con loro un percorso tra i modi di dire più particolari e a tratti sconosciuti per il loro significato alle moderne generazioni. La partecipazione è tanta, ma soprattutto è ricca di entusiasmo. Qualcuno ci racconta di aver raccolto oltre duecento proverbi, qualcun altro si diverte a trovare il motto più simpatico da condividere con noi. Eccone alcuni:

“Quanno chiove co’ lo sole, se ‘mmarita la vorpe.”

(Quando piove col sole, si sposa la volpe. Detto per indicare un evento raro.)

“Come Catarenea, accussì Natalea.”

(Come sarà il tempo il giorno di Santa Caterina, così sarà anche a Natale.)

“Iennaro sicco, massaro ricco.”

(Gennaio secco, massaio ricco.)

“Marzo acqua e viento, la fame a lu Ciliento.”

(Se a marzo ci sono solo piogge e vento, i raccolti non promettono bene.)

“Iennaro freddarulo, re grano è chinu lu lenzulo.”

(Il freddo di gennaio promette un buon raccolto per il grano.)

“Marzo accire l’ome e austo nn’ave lo nome.”

(Il sole di marzo uccide e agosto porta la cattiva nomea.)

“Quanno trona, chiove. Quanno lampa, scampa.”

(Con i tuoni, piove. Con i lampi, smette di pivere.)

“Acqua re giugno, stroje lu munno.”

(La pioggia di giugno fa solo danni.)

“Cielu russo, terra ‘mbussa.”

(Cielo rosso, terra bagnata, possibilità di pioggia.)

“Quanto vale n’acqua tra marzo e avvrili, nun vale na navi re zecchini.”

(Il valore che ha la pioggia tra aprile e marzo è più grande di quello che ha una nave carica di zecchini.)

“Aulive e ghianni a austo me nn’addummanni.”

(Per prevedere se ci saranno le olive e le ghiande bisogna aspettare agosto e valutare.)

“Si la cicala canda a settembre, guarda a la ‘rrobba e ‘nnienti se perde.”

(Se la cicala canta a settembre, guarda la roba e nulla va a male.)

E poi ci sono quei proverbi che attingono al mondo dei contadini e alle sue diverse sfaccettature per raccontare e riportare aspetti importanti della vita quotidiana.

“Chi semmena spine, adda camminà scauzo.”

(Chi semina spine, deve avere il coraggio di camminare scalzo.)

“A te ca vieni ra mete, arrefrescate a stu mangano.”
(A colui che ha arato tutto il giorno nei campi, quando fa ritorno alla sera, deve pompare l’acqua negli abbeveratoi, con l’apposito strumento detto mangano.)

“Chi semmena viento, raccoglie tempesta.”

(Chi semina vento, raccoglie tempesta.)

“Lu ciuccio porta la paglia e lu ciuccio se l’ammaglia.”

(L’asino fa la fatica di portare la paglia e lui stesso se ne nutre. Modo per dire che chi ha sudato/lottato per guadagnare qualcosa, ne gode i benefici.)

“L’erva can un vuò te cresce a l’uorto.”

(Ciò che disprezzi nei casi altrui, ci sarà anche per te.)

La vita dei contadini di un tempo era scandita dai ritmi della natura: passavano la giornata in campagna, spesso rimanevano lì a mangiare, dove li raggiungeva la donna di casa con la “muscetora” con l’acqua e “’na piatta r’acqua sale o re laane e ciciari”. Il nostro moderno orologio per loro era il sole o il gallo: “Canta lu addo e tocola la cora, jammo a mangià ca è ‘bbenuta l’ora”.

 

Diversa era la vita del pescatore, che restava in mare diversi giorni, mangiando del pane biscottato e dei fichi secchi, oppure preparando la zuppa di pesce sul “focone”, presente su quasi tutte le barche. Anche gli uomini del mare avevano i loro proverbi, i loro modi di dire e, anche per questa tematica, abbiamo coinvolto gli attenti fan di Costa del Cilento: il risultato è eccellente. 

“U’ meglio marenaru se vere int’a tempesta.”

( Solo durante la tempesta si vede chi è il miglior marinaio, colui che sa cavarsela.)

“A mare nun ce sò taverne.”

(A mare non ci sono rifugi dal pericolo.)

“O’ marenaro cangia o’ cielo, ma o’ core maje.”

(Possono cambiare le avversità atmosferiche, passando da negative a positive e viceversa, ma il buon animo del marinaio non cambia mai.)

 “Cu’u viento ‘mpoppa, ognuno è mastro.”

(Con le condizioni favorevoli, ognuno è bravo.)

“O’ marenaro, na femmena ogne puorto.”

(Il marinaio ha una donna per ogni porto in cui approda.)

“’Ntiempo ‘e tempesta, ogni pertuso è puorto.”

(Durante una tempesta ogni buco che permette di ripararsi è un porto.)

“Si vuò ‘mparà nu figlio puveriello, o piscatore o ‘ngappaucielli.”

(Se vuoi insegnare un mestiere ad un figlio per poi farlo rimanere povero, o pescatore o cacciatore.)

“Tanto povero marinaru, tanto riccu piscatore.”

(Tanto povero marinaio, tanto ricco pescatore.)

“Patruni ri vastimiento, varca scasciata.”

(Patrone di bastimento, barca rotta.)

“Che brutta fine chi ha fatto zì Rocco: ra piscatore, li pisci s’accatta.”

(Che brutta fine che ha fatto zio Rocco: è un pescatore ma ha necessità di comprare i pesci.)

 “Viento ca vai, torna”

(Vento che soffia, ritorna.)

“Quanno neveca, navechi. Roppo nevecato, trovate arritirato.”

(Quando nevica, naviga, non c’è vento e riesce bene farlo. Poi, quando smette, rientra perché i venti rinforzano.)

Paolo Coscia, uno dei co-amministratori della pagina, ci suggerisce e condivide con noi, tra i tanti proverbi, un augurio scherzoso che si scambiavano i marinai e che sentiva ripetere da suo padre, quando usciva in mare: “Viento ‘mpoppa e mai terra ra ‘prora.”

E ancora, ecco riportati qui di seguito, quei proverbi di ordine generale che attingono al mondo dei pescatori.

“Chi pe’ sti mari vaje, sti pisci piglia.”

(Chi si caccia in certe situazioni, ne raccoglie anche le conseguenze.)

“Se ‘nn’è ghiuto u’ pesce p’a freietura.”

(Nel senso che, avendo investito in qualcosa, purtroppo si è perso ciò che si è investito e anche ciò che si poteva guadagnare.)

“Nun ‘mmescà aleche e pisci.”

(Non mischiare alghe e pesci, nel senso di non confondere due o più cose molto diverse tra loro.)

“Meglio esse na capo r’alici ca na cora re merluzzo.”

(Meglio essere una testa di alice che una coda di merluzzo. Ossia, meglio essere grandi tra i piccoli che piccoli tra i grandi.)

“U’ purpo s’adda coce cu l’acqua soa.”

(Il polpo si cuoce con la sua stessa acqua.)

Lo staff della Facebook Fan Page Costa del Cilento ha voluto ricordare i cilentani di un tempo, quelli che amavano la loro terra e il loro mare, ma anche i cilentani di oggi, che agiscono con rispetto e con amore verso la nostra terra e le sue risorse. Numerosi fan hanno condiviso con noi i propri ricordi, materiali e non. Parliamo delle loro fotografie, ma anche dei loro racconti e di ciò che hanno vissuto e gli è rimasto nel cuore. Così è nato questo video che propongo in allegato, dove contadini, pescatori, figli del Cilento, vivono e rivivono nelle immagini che ci riportano ad altri tempi e ad altri mondi, colmi di fascino e di storie conosciute o da conoscere. Buona visione!

 

 

 Un ringraziamento particolare va a chi risponde sempre prontamente ai nostri inviti, apportando un contributo alle nostre ricerche che si propongono di promuovere ciò che siamo anche e soprattutto grazie a ciò che siamo stati.

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