La Salernitana attraversa una delle fasi più cupe e delicate della sua storia recente, con la dolorosa sconfitta casalinga contro il Monopoli che ha squarciato il velo sulle fragilità di una squadra in caduta libera e siglato la fine dell’era tecnica di Giuseppe Raffaele. Un’onda di profondo scontento e disillusione sta travolgendo la città di Salerno, che ora osserva con apprensione la società impegnata in una corsa contro il tempo per individuare un nuovo timoniere, capace di infondere speranza e guidare il riscatto di una piazza stanca, ma ancora profondamente legata ai colori granata.
L’atmosfera nello stadio Arechi, e in ogni angolo di Salerno, è palpabilmente tesa: il cammino di Raffaele sulla panchina granata è giunto al capolinea, e l’attenzione si sposta ora sulla scelta cruciale del successore, chiamato a risollevare una squadra apparsa spenta, sfilacciata e priva di identità. La posta in gioco è altissima, e il destino di una stagione si deciderà nelle prossime mosse dirigenziali.
L’epilogo di un’era: addio raffaele e la ferita del monopoli
La partita contro il Monopoli non è stata solo un’amara sconfitta, ma il simbolo tangibile di un tracollo sportivo che ha raggiunto vette quasi surreali. La rete subita da centrocampo, con un Donnarumma nuovamente protagonista in negativo, ha dipinto un quadro desolante di un gruppo privo di reattività, coesione e identità. L’immagine del Monopoli che, dopo il vantaggio, ha ostentato un prolungato palleggio sul campo dell’Arechi, ha ferito l’orgoglio granata, trasformando il terreno di gioco in uno specchio impietoso della totale assenza di nerbo. Raffaele, osservando la debacle dalla tribuna stampa con un’espressione palesemente cupa, ha visto la sua posizione diventare insostenibile, lasciando dietro di sé una scia di risultati deludenti e prestazioni che non hanno mai convinto l’esigente piazza salernitana.
La voce inequivocabile della piazza: un grido di rabbia e delusione
Il malcontento dei tifosi non è più un semplice mormorio, ma un coro unanime che risuona potente in ogni vicolo e piazza di Salerno, un grido di rabbia e delusione che esige risposte concrete. La sensazione diffusa è quella di un esonero tardivo, l’ennesima prova di una squadra che, ai limiti dell’indecoroso, non sembra meritare la categoria.
Mimmo Rinaldi, voce autorevole del giornalismo locale, ha espresso con forza la convinzione che il cambio di guida tecnica sarebbe dovuto avvenire già dopo la sconfitta con il Benevento, stigmatizzando l’assenza di tiri in porta e le reiterate incertezze di Donnarumma. Il suo giudizio sulla rosa è perentorio: l’attuale organico non sarebbe all’altezza, meritando forse palcoscenici inferiori.
Paolo Toscano, con parole altrettanto severe, ha descritto una squadra scesa in campo senza idee, priva di gioco e della minima scintilla di grinta, definendo la gestione di Raffaele un “vero e proprio disastro” agli occhi di chi da anni nutre amore incondizionato per i colori granata. Mario De Rogatis non usa eufemismi, etichettando l’attuale rosa come “la squadra più indecorosa” mai vista a Salerno: un’accozzaglia di elementi di basso livello, privi di carattere e incapaci di qualsiasi reazione. Le sue critiche si estendono senza sconti a proprietà, direzione sportiva, direzione tecnica e calciatori, sottolineando un ritmo da dilettanti che ha prosciugato ogni entusiasmo e spento la passione che anima la Curva Sud.
Antonio Positano, ipotizzando una rottura insanabile all’interno dello spogliatoio e una condizione atletica definita “imbarazzante”, ha suggerito, quasi con un velo di nostalgia, un ritorno al passato con Colantuono, pur prevedendo che la società si orienterà verso un mister con un ingaggio più contenuto. Il pessimismo dilagante è ben riassunto da Ciro Troise, che quasi provocatoriamente invita a puntare direttamente all’undicesimo posto per evitare i play-off, in condizioni così precarie. La piazza salernitana, cuore pulsante della fede granata, è chiara: l’esonero di Raffaele è un atto dovuto, ma i dubbi sulla capacità del club di invertire la rotta in questa stagione restano più che mai radicati e assillanti.
Alla ricerca del timoniere: chi per la panchina che deve salvare la stagione?
La dirigenza granata è ora impegnata in un’ardua e delicata ricerca per individuare il profilo giusto, l’uomo che possa scuotere una squadra in evidente stato confusionale e ridare linfa vitale a un ambiente depresso. Sul taccuino figurano nomi noti e di comprovata esperienza nel panorama calcistico italiano, figure capaci di gestire situazioni complesse e di imprimere una svolta decisa.
Tra i più quotati si menzionano profili come Beppe Iachini e Rolando Maran, allenatori noti per la loro pragmatica solidità e la capacità di lavorare su piazze difficili. Non mancano alternative intriganti come Eugenio Corini (attualmente libero), William Viali, Fabio Caserta, Pasquale Marino e Leonardo Semplici. Alcuni candidati, come lo stesso Caserta (legato al Bari) e Federico Pagliuca (con contratto all’Empoli), potrebbero però risultare meno accessibili a causa di impegni contrattuali onerosi, complicando le trattative e richiedendo uno sforzo economico non indifferente. La scelta del nuovo allenatore non sarà solo tattica, ma un vero e proprio bivio emotivo e strategico da cui dipenderà, in larga parte, il destino della Salernitana in questa stagione tormentata, una stagione che la città attende con il fiato sospeso.




