Per decenni l’orologio biologico è stato indicato come il principale fattore di rischio dell’infertilità di coppia, con la responsabilità attribuita quasi per intero alla donna. Oggi la ricerca cambia la prospettiva: anche l’età paterna, lo stile di vita e la salute dell’uomo incidono sulla qualità dei gameti, sulla possibilità di concepire e, potenzialmente, sulla salute dei figli.
Nuove evidenze in materia sono al centro del Procreazione Symposium “Dai gameti alla nascita. Innovazione, sicurezza e migliori pratiche in PMA”, promosso da IVI Institute, in corso dal 5 al 7 novembre presso il Royal Hotel Continental di Napoli. L’evento riunisce i massimi esperti nazionali e internazionali del campo, per offrire una visione clinica, biologica e tecnologica avanzata, accendendo i riflettori su ciò che accade ben prima del concepimento.
L’età paterna e la “selfish selection”
Tra i fattori determinanti, il simposio approfondisce l’impatto dell’età avanzata sul versante maschile. “Gli studi sulla “selfish selection” (selezione spermatogoniale egoista)”, spiega Csilla Krausz, Professoressa associata di Endocrinologia all’Università di Firenze e Presidente della ISA (International Society of Andrology), “mostrano che, con l’avanzare dell’età, alcune cellule staminali nei testicoli sviluppano mutazioni che conferiscono loro un vantaggio competitivo di crescita rispetto alle cellule sane. Queste cellule mutate si moltiplicano in modo sproporzionato, arricchendo progressivamente il liquido seminale di spermatozoi portatori di alterazioni genetiche che potenzialmente possono essere trasmesse alla prole”. Di fatto esiste una serie di malattie dominanti trasmesse dal gamete maschile che mostrano una forte associazione con l’età paterna, specialmente quando il padre supera i 50 anni, Queste patologie sono note come malattie ad effetto dell’età paterna (PAE, Paternal Age Effect).
Oltre il DNA: il ruolo dell’epigenetica
Un campo di ricerca tra i più innovativi esplora l’epigenetica, ovvero il sistema di regolazione che stabilisce quali geni attivare o silenziare senza alterare la sequenza genetica di base. Durante la produzione degli spermatozoi il patrimonio genetico maschile attraversa una riorganizzazione profonda nelle prime fasi dello sviluppo embrionale.
“Tuttavia, questo assetto non è immutabile”, afferma Alberto Ferlin, Professore Ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Padova. “Fattori esterni legati agli stili di vita – come il fumo di sigaretta, il consumo di alcol, un’alimentazione squilibrata, l’obesità, il diabete, l’esposizione a inquinanti e la stessa età paterna avanzata – possono indurre alterazioni epigenetiche mediate dallo stress ossidativo. Modificazioni che possono influenzare la fertilità e la salute a lungo termine della prole”.
Gli esperti invitano però alla prudenza: i dati sono preliminari, le associazioni non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto e l’epigenetica non costituisce ancora uno strumento diagnostico di routine.
Integrità del DNA spermatico e poliabortività
Un ulteriore filone di ricerca riguarda l’integrità del DNA spermatico: quando questo è troppo frammentato o danneggiato, diventa più difficile concepire e aumenta il rischio di aborti ripetuti. Le cause possono essere molteplici e sovrapposte: dall’età avanzata dell’uomo a problemi come il varicocele e le infezioni, fino a fattori legati allo stile di vita, come il fumo, il peso, i disturbi metabolici o l’esposizione all’inquinamento.
“Nonostante esista una certa eterogeneità nelle metodiche analitiche e nei valori soglia, l’identificazione precoce di questi fattori apre la strada a interventi mirati: dal miglioramento dello stile di vita alla supplementazione antiossidante, fino alle tecniche avanzate di selezione degli spermatozoi in laboratorio (come la microfluidica o la separazione magnetica MACS)”, precisa Rossella Mazzilli, endocrinologa e androloga presso il Centro Genera Roma, parte del gruppo IVI Institute, IVI Roma e “Sapienza” Università di Roma.
Il punto d’arrivo è la prevenzione
“Il messaggio non è allarmare, ma invitare alla prevenzione”, sottolinea Elisabetta Trabucco, ginecologa, Direttore Clinico del centro Genera Napoli e Presidente del simposio. “La salute riproduttiva dell’uomo va monitorata e protetta ben prima del concepimento. Adottare stili di vita sani e riconoscere precocemente i fattori di rischio sono un pilastro fondamentale per la tutela della qualità dei gameti maschili e del futuro dei figli. La procreazione si affronta in due, con un approccio multidisciplinare e attento a entrambi i partner. È questo il cambiamento culturale che vogliamo promuovere: prendersi cura della fertilità prima che diventi un problema, riconoscendo nella prevenzione una parte essenziale della medicina della riproduzione”.







