Per anni le batterie sostituibili sono sembrate un capitolo chiuso della storia della tecnologia di consumo. L’epoca degli smartphone con sportellino removibile ha lasciato spazio a dispositivi sempre più sottili, sigillati e difficili da aprire. Oggi, però, il tema è tornato al centro del dibattito industriale e normativo europeo, tra diritto alla riparazione e sostenibilità.
Le batterie sostituibili — cioè progettate per essere rimosse e sostituite direttamente dall’utente o con interventi minimi — esistono ancora, ma in una forma molto più limitata rispetto al passato. Si trovano soprattutto in dispositivi professionali, telefoni rugged, alcuni modelli per mercati specifici e in prodotti orientati alla massima riparabilità.
Un esempio spesso citato è quello di Fairphone, che ha costruito parte della propria identità industriale proprio sulla modularità dei dispositivi e sulla possibilità di sostituire componenti, inclusa la batteria, senza ricorrere a centri assistenza specializzati.
Dal telefono “apribile” al dispositivo sigillato
Il cambiamento è avvenuto nell’arco di poco più di un decennio. I primi telefoni cellulari e molti smartphone fino ai primi anni 2010 permettevano la sostituzione manuale della batteria. Con l’evoluzione del design industriale, però, i produttori hanno progressivamente eliminato questa possibilità, puntando su scocche unibody, maggiore resistenza all’acqua e batterie integrate.
Il risultato è stato un aumento dell’efficienza e della miniaturizzazione, ma anche una riduzione della riparabilità e una maggiore dipendenza dai centri assistenza ufficiali.
La spinta dell’Unione Europea
Il tema è tornato attuale con le nuove politiche europee sulla sostenibilità dei dispositivi elettronici. Il quadro normativo dell’Unione Europea punta a rendere i prodotti più durevoli e riparabili, includendo anche requisiti specifici sulle batterie.
Secondo le nuove regole approvate a livello europeo, entro il 2027 le batterie dei dispositivi elettronici dovranno essere progettate per essere più facilmente sostituibili, almeno da tecnici qualificati e, in alcuni casi, anche dagli utenti finali.
L’obiettivo non è necessariamente il ritorno universale allo sportellino posteriore, ma una progettazione che consenta la sostituzione senza distruggere il dispositivo o ricorrere a operazioni complesse e costose.
Tra sostenibilità e limiti industriali
La discussione resta aperta tra sostenibilità ambientale e vincoli industriali. Le batterie integrate hanno permesso dispositivi più sottili, impermeabili e performanti, ma hanno anche aumentato l’impatto dei rifiuti elettronici e ridotto la durata percepita dei prodotti.
La Commissione Europea considera la riparabilità uno degli strumenti chiave per ridurre i rifiuti tecnologici e prolungare il ciclo di vita dei dispositivi, in un settore dove l’obsolescenza è spesso accelerata più dal design che dalla tecnologia.












