Super Head Leader Desktop 1
Belladonna super head leader mobile 1
29 Settembre 2026
29 Settembre 2026

Campania, viaggio nei paesi “abbandonati”: le storie dietro le case vuote

| di
Campania, viaggio nei paesi “abbandonati”: le storie dietro le case vuote

Da Roscigno Vecchia a San Severino di Centola, Romagnano al Monte fino a Tocco Caudio e Conza della Campania: borghi svuotati da frane, terremoti e trasformazioni sociali

In alcuni luoghi della Campania le strade sono rimaste, ma gli abitanti non ci sono più. Case, chiese, piazze e vicoli raccontano la storia di comunità che nel tempo hanno dovuto lasciare i propri paesi per colpa delle frane, dei terremoti oppure per trasferirsi verso centri più facilmente raggiungibili.

Sono gli antichi abitati di Roscigno Vecchia, San Severino di Centola, Tocco Vecchio e Conza della Campania. Luoghi diversi per storia e caratteristiche, accomunati dalla presenza di una memoria che ancora oggi resta visibile nel paesaggio.

Roscigno Vecchia, il paese lasciato alle frane

Nel Cilento, all’interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Roscigno Vecchia è uno degli esempi più conosciuti di centro abitato progressivamente abbandonato.

La storia del paese è legata alla fragilità del terreno. Secondo il Catalogo generale dei Beni culturali del Ministero della Cultura, Roscigno fu ricostruita più volte a causa delle frane. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento venne deciso il trasferimento dell’abitato in una nuova zona, a circa un chilometro di distanza.

Il vecchio centro conserva ancora la piazza, la chiesa di San Nicola, le abitazioni e gli edifici che testimoniano l’organizzazione della vita quotidiana di un paese agricolo.

Il Ministero della Cultura ha recentemente inserito Roscigno Vecchia in un progetto di valorizzazione culturale finalizzato a rafforzarne il ruolo di museo diffuso a cielo aperto. Nel giugno 2026, la Soprintendenza di Salerno e Avellino ha promosso un incontro dedicato proprio al futuro del borgo e alla sua rigenerazione culturale.

San Severino di Centola, l’abbandono lento

Diversa è la vicenda di San Severino di Centola, borgo medievale arroccato su uno sperone roccioso nella valle del Mingardo.

Il Comune di Centola colloca le origini dell’abitato tra il X e l’XI secolo. Il castello e la posizione dominante sulla valle avevano un’importante funzione strategica. Comune di Centola

L’abbandono è avvenuto lentamente, tra il XIX e la prima metà del XX secolo. Le abitazioni erano difficili da raggiungere e gli abitanti iniziarono a trasferirsi verso valle, anche in prossimità della stazione ferroviaria.

Non fu quindi una catastrofe improvvisa a svuotare il paese. Il cambiamento arrivò gradualmente, insieme alle nuove infrastrutture e a un diverso modo di vivere il territorio.

Nel vecchio borgo sono rimasti il castello, il palazzo baronale e le chiese di Santa Maria degli Angeli e San Nicola. Il Comune segnala inoltre la presenza del Museo dell’Emigrante Cilentano, dedicato alla storia dell’emigrazione dal Cilento.

Tocco Vecchio, una storia segnata dai terremoti

Nel Beneventano, Tocco Vecchio racconta invece una lunga storia di terremoti e dissesto idrogeologico.

Il Comune di Tocco Caudio ricorda che il territorio fu colpito da numerosi eventi sismici, tra cui quello del 1456, che devastò l’antico centro. Nel Novecento arrivarono altri terremoti e fenomeni franosi.

Il terremoto del 1930 provocò danni tali da portare alla progettazione di un nuovo abitato nella contrada Friuni. Negli anni successivi, ulteriori movimenti franosi e il terremoto del 1962 provocarono nuove evacuazioni.

Lo sgombero definitivo dell’antico centro arrivò dopo il terremoto del 1980. Oggi Tocco Vecchio conserva le tracce dell’antico impianto urbano e delle abitazioni costruite direttamente sul costone tufaceo.

Conza della Campania, il paese ricostruito dopo il 1980

La storia di Conza della Campania è legata al terremoto del 23 novembre 1980, che colpì duramente l’Irpinia.

L’antico abitato, costruito sulla collina, venne abbandonato e il nuovo paese fu realizzato più in basso. Dalle rovine sono emerse anche le testimonianze dell’antica Compsa, trasformate in un’area archeologica.

Il vecchio centro non è quindi soltanto la memoria del terremoto. Gli scavi hanno riportato alla luce strutture di epoca romana, tra cui parte del foro e altri elementi dell’antico insediamento.

Il risultato è un paesaggio nel quale la storia contemporanea e quella antica si sovrappongono: le rovine del paese distrutto nel 1980 convivono con quelle della città romana.

Romagnano al Monte, il paese diviso in due

A pochi chilometri dal confine con la Basilicata, il caso di Romagnano al Monte racconta in modo particolarmente evidente gli effetti del terremoto del 23 novembre 1980. Il vecchio abitato, arroccato su uno sperone roccioso a picco sulle gole del fiume Platano, venne gravemente danneggiato dal sisma e la popolazione fu trasferita a circa due chilometri di distanza, nella località Ariola.

Il nuovo centro e quello antico sono oggi separati nello spazio, ma continuano a essere legati dalla memoria della comunità. Nel vecchio borgo sono ancora riconoscibili stradine, archi e volte in pietra, mentre le rovine raccontano la struttura dell’abitato precedente al terremoto.

La vicenda di Romagnano è anche un esempio di come un evento sismico possa modificare definitivamente la geografia di un paese: non soltanto gli edifici, ma anche il luogo nel quale una comunità sceglie di vivere.

Foto: https://comune.toccocaudio.bn.it/vivere-il-comune/luoghi/tocco-vecchio-3/

Consigliati per te
Belladonna articolo desktop
La Formica Mobile quadrato
Besani mobile second class 2_3

©Riproduzione riservata