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2 Ottobre 2026
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Castagne, dall’Irpinia al Cilento i luoghi della raccolta in Campania

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Castagne, dall’Irpinia al Cilento i luoghi della raccolta in Campania

È l’autunno la stagione delle castagne e in Campania sono diverse le aree dove la coltivazione del castagno rappresenta una parte importante del paesaggio agricolo e delle tradizioni locali. Dall’Irpinia al Salernitano, fino al Casertano, la regione conserva alcune delle principali produzioni castanicole italiane, con quattro denominazioni IGP riconosciute o in vigore e altre produzioni tradizionali.

Uno dei territori più conosciuti è quello di Montella, in provincia di Avellino, dove si produce la Castagna di Montella IGP. La zona di produzione interessa l’area del Terminio-Cervialto e i castagneti destinati alla denominazione si trovano, secondo il disciplinare, tra i 500 e i 1.000 metri di altitudine. La produzione è legata alle varietà Palummina e Verdole.

Accanto a Montella, l’Irpinia ha un’altra importante area castanicola a Serino, dove la produzione è conosciuta come Castagna di Serino. La Regione Campania inserisce entrambe le aree tra le principali zone regionali dedicate alla coltivazione del castagno.

Spostandosi nel Salernitano, il principale riferimento è Roccadaspide, nell’area del Cilento interno e degli Alburni. Qui viene prodotto il Marrone di Roccadaspide IGP, una delle produzioni riconosciute della castanicoltura campana. La zona prevista dal disciplinare comprende numerosi comuni della provincia di Salerno, a partire dai territori degli Alburni, del Calore salernitano e del Cilento.

Proprio nel Cilento interno la castanicoltura è legata anche ai comuni di Stio e Sicignano degli Alburni. Un recente progetto regionale dedicato alla cultura agroalimentare del territorio indica Roccadaspide, Stio e Sicignano degli Alburni come centri rappresentativi di una tradizione castanicola secolare, con attività che comprendono raccolta, essiccazione e trasformazione delle castagne.

Tra le manifestazioni storiche legate al prodotto figurano la Sagra della Castagna di Roccadaspide, avviata nel 1976, la Festa della Castagna di Stio, nata nel 1983, e la Sagra della Castagna di Sicignano degli Alburni, che risale al 1970.

Un’altra area storicamente legata alla castanicoltura è quella di Roccamonfina, nel Casertano. Il territorio del Monte Santa Croce ospita diverse cultivar ed ecotipi locali; la Regione segnala in particolare la presenza della Tempestiva di Roccamonfina, accanto ad altre varietà tradizionali. La Castagna di Roccamonfina figura tra i prodotti campani riconosciuti come IGP.

Il quadro regionale non si esaurisce però nelle quattro denominazioni già riconosciute. La Regione Campania segnala infatti anche la Castagna del Partenio e la Castagna del Monte Faito tra le IGP in corso di istruttoria. Per la Castagna del Partenio, la domanda di riconoscimento europeo riguarda un’area che comprende 22 comuni distribuiti tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli.

La varietà degli ambienti contribuisce a spiegare la ricchezza della castanicoltura regionale. Il disciplinare di produzione integrata della Regione Campania sottolinea come il germoplasma castanicolo campano sia particolarmente ricco e differenziato e come, nel corso dei secoli, le diverse comunità abbiano selezionato varietà ed ecotipi adattati alle condizioni dei singoli territori.

In autunno, dunque, i castagneti diventano uno dei paesaggi caratteristici delle aree interne della Campania. La raccolta si accompagna alla trasformazione del frutto: oltre al consumo fresco, le castagne vengono destinate all’essiccazione e alla produzione di farine, dolci e conserve, mantenendo un legame con tecniche e pratiche tramandate nelle comunità rurali.

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