L’economia globale rallenta sotto il peso delle tensioni geopolitiche e dell’aumento dei prezzi energetici. È il quadro delineato dall’Istat nella nuova Nota sull’andamento dell’economia, che evidenzia come i dati attualmente disponibili incorporino solo in parte gli effetti del conflitto in Medio Oriente.
Secondo l’Istituto di statistica, la guerra sta provocando una forte riduzione dell’offerta e un marcato rialzo delle materie prime energetiche, con conseguenze ancora difficili da stimare. Le prospettive restano dunque incerte e strettamente legate alla durata del conflitto e alle sue ricadute sul mercato dell’energia. L’inflazione globale, che sembrava avviata verso una fase di rallentamento, ha infatti registrato nuove pressioni al rialzo, inducendo le banche centrali a sospendere il previsto ciclo di tagli dei tassi d’interesse.
Nel primo trimestre del 2026, osserva l’Istat, il ciclo economico internazionale è stato caratterizzato dal forte dinamismo dell’Asia, dalla buona performance degli Stati Uniti e dalla persistente debolezza dell’Europa. In questo contesto, il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, proseguendo il percorso di espansione avviato nella seconda metà del 2025. La crescita italiana risulta superiore a quella francese, ferma allo 0%, ma inferiore rispetto a Spagna (+0,6%) e Germania (+0,3%). La variazione acquisita per il 2026 si attesta al +0,5%.
Sul fronte interno, la produzione industriale ha segnato una flessione dello 0,2%, mentre l’occupazione è cresciuta lievemente (+0,1%). Ad aprile, secondo le stime preliminari, l’indice Ipca è aumentato del 2,9% su base annua, avvicinandosi alla media dell’Eurozona.
La Nota dedica spazio anche al tema del drenaggio fiscale. Secondo le simulazioni effettuate con il modello FaMiMod, le riforme fiscali introdotte tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato gli effetti dell’inflazione sui redditi, garantendo un beneficio medio di circa 40 euro per contribuente. L’Istat ricorda che il fiscal drag si verifica quando l’aumento nominale dei redditi spinge i contribuenti verso scaglioni Irpef più elevati, aumentando così l’aliquota media effettiva.
Determinante, secondo l’Istituto, è stato il passaggio dalle detrazioni per i figli a carico all’Assegno unico, indicizzato al costo della vita. Le misure fiscali adottate avrebbero avuto un forte effetto redistributivo, favorendo soprattutto i redditi medio-bassi e i lavoratori dipendenti, mentre pensionati e contribuenti con redditi più elevati risultano penalizzati o non pienamente compensati.
Nel rapporto trova spazio anche un’analisi sulle relazioni economiche con la Cina. Uno studio della Banca Centrale Europea evidenzia come la crescente competitività industriale cinese rappresenti una sfida per l’Europa, soprattutto nei comparti avanzati come elettronica e automotive. Tuttavia, le importazioni di beni intermedi ad alta tecnologia dalla Cina potrebbero avere effetti positivi sulla produzione industriale europea nel breve periodo, pur lasciando aperti rischi strutturali e strategici nel lungo termine.












