I giorni dell’attesa: aspettando la prova d’italiano

di Mariella Marchetti

I giorni dell’attesa, quelli che precedono l’esame di maturità, l’ultimo rito di passaggio della nostra società che voracizza e brucia il tempo delle emozioni, sono quelli dell’ansia, dei propositi fatti e poi disattesi, del rammarico per non aver pianificato in tempo, del dubbio, della messa in discussione, anche di se stessi.

Il rito della maturità quest’anno inizia il 22 giugno con la prova d’italiano. Attraversare l’esperienza del compito d’italiano appare come la tappa più preoccupante e impegnativa dell’esame, sebbene si abbiano a disposizione ben sei ore che se gestite con metodo, restituiscono al candidato prestigio e approvazione incondizionata da parte della commissione: chi scrive bene, nell’immaginario di ogni docente, sicuramente non potrà fallire all’orale perché ha già dimostrato di padroneggiare tesi, di possedere argomenti da esporre con fluidità durante il colloquio orale.

Le strategie per svolgere un elaborato d’italiano scorrevole e corretto, in cui il quesito della traccia sia sviluppato in modo da far trasparire conoscenze trasversali e riflessioni che non siano scontate o banali, un elaborato insomma che si faccia leggere, sono molteplici.

Per fortuna le tracce formulate dal Ministero sono sette, strutturate in modo che davvero nessuno possa rimanere con la penna sospesa nel vuoto mentre si contempla un foglio bianco: due tracce per l’analisi del testo (tipologia A);
tre tracce per il testo argomentativo (tipologia B);
due tracce per il tema d’attualità (tipologia C).

La tipologia A è consigliata agli appassionati di letteratura, anche di quella che sentiamo più vicina a noi, come dimostrano le tracce uscite negli scorsi anni che chiedevano di analizzare brani di Eco, Calvino, Caproni, Bassani e Sciascia.

Chi affronta questa tipologia gioca sicuramente una carta vincente, soprattutto nei licei, perché dimostra di essere un buon lettore e di sapersi destreggiare nei meccanismi interni che muovono un testo, di collocarlo nel contesto letterario di appartenenza, in poche parole di attraversarlo.
Nel cimentarsi in questa tipologia bisogna agire da buon giocatore  muovendo diverse pedine, come gli elementi di retorica, di poetica e di contestualizzazione, concludendo con riflessioni personali originali che portino ad una chiusura ottimale dell’elaborato.

Se si analizza, per ipotesi, una pagina di Pirandello, non si può prescindere dalla conoscenza della sua poetica, dal riferimento al saggio “L’ Umorismo” del 1908, dalle strategie linguistiche adoperate dall’autore, dai rimandi alla filosofia e alla psicologia che attraversano Schopenauer, Bergson e Binet.
Chi affronta questa traccia è necessario che faccia un viaggio anche nella storia, chiudendo il cerchio su quello che dall’autore possiamo dedurre al fine di dare una chiave di lettura di quello che siamo, dell’attualità.

La Tipologia B con le tre tracce di cui si compone, rispecchia il testo argomentativo e potrà essere di ambito artistico, letterario, scientifico, filosofico, storico, sociale, economico e tecnologico.
Questa tipologia consiste nell’argomentazione di un tema a partire da un testo al quale seguono delle domande a cui il candidato risponde in modo da integrarle all’ elaborato. Per argomentare delle tesi è necessario far riferimento alle  conoscenze che derivano da esperienze e letture personali e attingere a piene mani alle materie affrontate durante il percorso di studi.
Fa molto effetto in chi corregge trovare nell’elaborato riferimenti alla storia dell’arte, alla filosofia, alla letteratura e alla storia.

Si consiglia di argomentare esponendo tesi che siano coerenti e convincenti e che non confliggano con le conclusioni alle quali si intende approdare. Non si sbaglia se si  argomenta in maniera lineare, attraverso tesi, antitesi e sintesi. Si raccomandano in ogni modo periodi brevi e costruzioni paratattiche così da non rimanere invischiati nel groviglio talvolta inestricabile delle pericolose subordinate.
La tipologia C, assimilabile al tema di attualità del vecchio esame di Stato, propone problematiche molto vicine alla sensibilità dei giovani e chiede allo studente di esporre il proprio punto di vista, analizzandolo in modo adeguato e mettendo in campo conoscenze, idee ed esperienze personali. La traccia che in genere è accompagnata da un breve testo di appoggio, può richiedere l’inserimento di un titolo e di dare al testo una scansione in paragrafi muniti di sottotitoli.

Efficace risulta servirsi di dati, esempi, citazioni, fonti e opinioni, ad esempio quelle tratte dagli articoli degli editorialisti più in vista.

Ma quali sono gli errori imperdonabili, quelli che i docenti segnano con la penna rossa o talvolta con la desueta penna blu? Innanzitutto gli errori ortografici e sintattici, poi quelli che denotano un disorientamento del candidato nel tempo e nello spazio. Quindi occhio alla cartina geografica che deve essere tenuta ben presente, soprattutto se si analizzano scenari di guerre o di crisi economiche e politiche e attenzione a non confondere le date o addirittura le epoche in cui sono accaduti eventi storici, in cui sono sorti movimenti artistici o letterari.

Si raccomanda di prestare attenzione – e non è un pleonasma – anche alla veste estetica dell’elaborato: si scriva in maniera chiara e ordinata, con caratteri in corsivo, mai in stampatello, in modo tale che chi corregge non debba interrompere la lettura e tornare più volte indietro perdendo il filo logico della trattazione.

È vietato consegnare un elaborato scritto a matita, pena l’annullamento della prova.
Attenzione infine alla gestione del tempo a disposizione: un’ora per riflettere, tre per la stesura, una per la rilettura e la rifinitura, l’ultima per ricopiare.
In bocca al lupo, ragazzi!

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